Il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC), Umberto Calcagno, ha commentato la crisi del calcio italiano in seguito alle dimissioni di Gabriele Gravina. Calcagno ha evidenziato la necessità di un intervento politico, affermando che «la federazione non ha strumenti giuridici per imporre che ci siano italiani in campo, quindi speriamo con la politica si possano studiare norme a riguardo». Ha precisato: «La nostra non è una guerra allo straniero».
Calcagno ha ribadito la fiducia nelle componenti federali, pur riconoscendo le difficoltà: «Gravina anche oggi ha la fiducia e stima delle componenti, poi ci rendiamo conto delle difficoltà e di doverci rimboccare le maniche». Ha aggiunto che la delusione deve trasformarsi in positività. Non si è discusso del futuro di Gattuso come CT né del successore di Gravina. La priorità è definire i programmi futuri: «La figura che verrà individuata dovrà essere un passo indietro rispetto a ciò che bisogna fare. Oggi sono importanti i programmi e metterci d’accordo. Poi scegliamo la persona».
Il contesto della crisi e l'appello legislativo
Le dichiarazioni di Calcagno giungono in un periodo di forte tensione per il calcio italiano, segnato dalla mancata qualificazione della nazionale ai prossimi Mondiali e dalle dimissioni del presidente federale. L’appello a un intervento legislativo per favorire la presenza di calciatori italiani in campo riflette una preoccupazione diffusa sul futuro del movimento. L'AIC chiede un coinvolgimento diretto della politica per introdurre strumenti normativi in grado di sostenere i talenti nazionali.
Precedenti posizioni e il Decreto Crescita
Una posizione analoga era già stata espressa dall’Assocalciatori nei giorni precedenti, in particolare dopo la sconfitta dell’Italia in Bosnia. In quell’occasione, Calcagno aveva sottolineato la necessità di una riflessione condivisa tra tutte le componenti del sistema, inclusa la politica, per affrontare le criticità legate al mancato utilizzo dei calciatori italiani. Aveva evidenziato come il Decreto Crescita avesse favorito fiscalmente i giocatori stranieri, spesso a discapito dei nazionali.