La Procura di Milano mette un punto all'inchiesta sul mondo arbitrale, nata nell'estate del 2024 e diventata pubblica soltanto lo scorso aprile. Dopo le tensioni delle ultime settimane, l'indagine è stata definita in due filoni distinti: da una parte la presunta influenza sulle designazioni arbitrali, per la quale è stata chiesta l'archiviazione; dall'altra le presunte pressioni alla sala Var di Lissone, in Brianza, che sono state trasferite alla Procura di Monza per competenza territoriale.

Il filone sulle designazioni arbitrali

Il pubblico ministero Maurizio Ascione, che da domani entrerà nella Procura europea, affiancato dallo scorso giugno dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, ha chiesto l'archiviazione per il filone relativo al presunto sistema di condizionamento delle designazioni arbitrali.

Cinque gli indagati complessivi nell'inchiesta: il designatore arbitrale Gianluca Rocchi, autosospeso, il supervisore Andrea Gervasoni, anche lui autosospeso, l'assistente Daniele Paterna e i due assistenti alla sala Var Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca.

In particolare, Rocchi era indagato per frode sportiva in concorso con appartenenti all'Inter. Nel mirino degli investigatori erano finite quattro partite e due episodi di presunte "bussate".

Secondo la Procura di Milano, gli elementi raccolti non sarebbero sufficienti a dimostrare l'esistenza di un sistema strutturato in grado di alterare la regolarità delle gare. Gli episodi analizzati vengono invece ricondotti a possibili interferenze, senza la prova di un condizionamento illecito delle competizioni.

Archiviata anche la posizione dell'Inter

L'Inter risultava indagata nell'ambito dell'inchiesta per la responsabilità amministrativa degli enti prevista dalla legge 231. La Procura di Milano ha però proceduto all'archiviazione della posizione della società nerazzurra come conseguenza della mancata conferma del reato presupposto.

La Procura ha ricostruito la sussistenza storica dei fatti, ma ha ritenuto che le circostanze emerse non integrino un'ipotesi di frode sportiva.

La decisione della Procura non passa attraverso un giudice: un eventuale intervento potrebbe arrivare soltanto dalla Procura generale di Milano.

Il caso delle "bussate" alla sala Var passa a Monza

Resta invece aperto il filone relativo alle presunte "bussate" alla sala Var di Lissone, che è stato trasmesso alla Procura di Monza, competente per territorio.

Gli episodi contestati sono due e coinvolgono quattro persone: oltre a Rocchi, anche Gervasoni e gli assistenti alla sala Var Di Vuolo e Nasca.

Nel comunicato firmato dal procuratore di Milano Marcello Viola si parla di "interferenze" nelle designazioni, ma non di un "sistema strutturato". Ora saranno i magistrati di Monza e la giustizia sportiva a valutare se gli atti raccolti possano portare a ulteriori sviluppi.

Gli altri passaggi dell'inchiesta

La Procura di Milano ha trasmesso gli atti anche agli organi della giustizia sportiva: la Procura federale della Figc, guidata da Giuseppe Chinè, e la Procura generale dello sport presso il Coni.

La documentazione sarà inoltre inviata alla Commissione parlamentare antimafia, che intende verificare eventuali infiltrazioni o collegamenti con la criminalità organizzata.

A Milano rimane il procedimento relativo a Daniele Paterna, accusato di false informazioni al pubblico ministero. L'episodio contestato riguarda un video relativo alla partita Udinese-Parma del primo marzo 2025, nel quale l'assistente Var viene ripreso mentre si gira e chiede a chi stava bussando: "È rigore?".