Come riportato dal settimanale "Internazionale", che ha rilanciato una notizia dell'agenzia Asca, è morto d'infarto dopo 40 minuti di atroce sofferenza e agonia, il condannato a morte Clayton Lockett (accusato di numerosi omicidi e stupri) a seguito dell'iniezione letale in un carcere dell' Oklahoma, negli Stati Uniti.
La morte raccapricciante di Lockett, causata da un problema alle vene durante l'esecuzione, ha immediatamente sollevato forti critiche verso il Dipartimento di Stato, accusato di torture dai legali dei condannati e dalle associazioni contro la pena di morte.
Come riferito da molti testimoni e riportato da "Internazionale", il condannato, dieci minuti dopo che il medico aveva iniettato le ultime due sostanze del mix letale, ha iniziato ad agitarsi, a tremare, mugugnare e cercare di sollevarsi. È deceduto dopo 43 minuti di agonia per un infarto.
A Lockett è stato somministrato un "cocktail" di farmaci, mai testato prima e di cui non è stata nemmeno esattamente rivelata la composizione. E poichè non sono noti nè i farmaci utilizzati nè il loro dosaggio, una delle accuse rivolte allo Stato dell'Oklahoma è quella di avere usato l'uomo come cavia umana.
L' "incidente" ha comunque causato il rinvio di un'altra esecuzione, prevista due ore dopo la tragica morte di Lockett.
La costituzione degli Stati Uniti non prevede la sofferenza per i condannati a morte, tuttavia stati come l'Oklahoma hanno aggirato la legge approvando norme che consentano di tenere segreti i farmaci utilizzati per le esecuzioni. Purtroppo casi come quello di Lockett, afferma la rivista, sono il 4% del totale delle esecuzioni capitali.