Altro barcone che partito dalla Libia si dirige verso le coste italiane nella speranza di una vita migliore e ancora morti. Il barcone è affondato a largo di Tripoli facendo registrare, fino a questo momento, quaranta morti certe. I soccorsi sono riusciti a trarre in salvo cinquantuno persone, a dichiararlo è il portavoce del ministero dell'interno libico Rami Kaal. Continua ad essere, anche dopo la strage di Lampedusa, l'Italia la meta di sbarco prediletta dai migranti che partono con l'intenzione di attraversarla per giungere nel Nord dell'Europa, così quale miglior porto di partenza se non quello delle vicine coste libiche?
"Ora tocca all'Europa Pagare"
Ad aggravare la situazione, di cui come abbiamo ribadito l'Italia è il principale protagonista, Salah Mazek, il ministro dell'Interno libico, dichiara che Tripoli ha intenzione di facilitare il passaggio di questi ingenti flussi migratori. "Lancio un avvertimento al mondo e all'Ue in particolare: se non si assumono le loro responsabilità, la Libia potrebbe facilitare il transito". Il ministro degli Interni libico richiede quindi che in cambio dello sbarramento dei flussi migratori l'Europa si attivi per trovare una soluzione, a quella che ormai è una profonda piaga sociale. Il ministro libico conclude affermando che la Libia sta pagando il prezzo più alto ed ora tocca "all'Europa pagare".
Un flusso ininterrotto
Intanto l'ondata di migranti non fa altro che incrementarsi, nel pomeriggio sono giunti sulle coste della Sicilia più di quattrocento migranti, trasportati a bordo del pattugliatore della Marina Militare "Sirio", in collaborazione con il "Grecale". Altri 380 tra le proteste dei residenti sono sbarcati a Taranto scortati dalla nave della Marina "Aliseo".