Il Sostituto Procuratore Generale di Palermo Luigi Patronaggio ha emesso un ordine di carcerazione nei confronti dell'ex senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, confermando la condanna a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Il provvedimento verrà trasmesso al Ministero della Giustizia che lo allegherà alla richiesta di estradizione alle autorità libanesi.
La condanna di Dell'Utri, emessa dalla Corte di Appello di Palermo, in secondo grado, il 25 marzo 2013, diventa quindi definitiva. I Supremi Giudici della I Sezione Penale della Cassazione si sono riuniti in Camera di Consiglio per circa 4 ore.
Il Collegio era presieduto da Maria Cristina Siotto mentre Margherita Cassano è stata il relatore della sentenza. La Cassazione si è già pronunciata una volta sulla vicenda, nel 2012, e i Supremi Giudici passarono la parola alla Corte di Appello di Palermo affidandogli il compito di rivalutare le condotte dell'ex senatore nel periodo fra il 1977 e il 1992. Questa alla fine ha confermato la sentenza d'appello.
Il secondo grado e la fuga in Libano
In base alla sentenza di secondo grado, il senatore Dell'Utri è stato il "mediatore contrattuale" fra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, durante il suddetto periodo, e "non si è mai sottratto al ruolo d'intermediario tra gli interessi dei protagonisti", aggiungendo che "ha mantenuto sempre vivi i rapporti con i mafiosi di riferimento".
Motivi in base ai quali l'ex Senatore era stato condannato, in appello, a 7 anni di reclusione, confermati oggi dalla sentenza definitiva.
L'udienza della Corte di Cassazione dello scorso 15 aprile era stata già rinviata a causa della richiesta d'impedimento presentata dai legali dell'ex senatore, e da allora, Marcello Dell'Utri si era reso irreperibile. Ricordiamo che Dell'Utri si era rifugiato in Libano, ed era stato arrestato lo scorso 12 aprile dalla polizia di Beirut in un lussuoso albergo della città. Rintracciato dalla polizia libanese, su indicazioni della polizia italiana e catturato in virtù di un mandato di cattura internazionale, Dell'Utri aveva giustificato la sua irreperibilità e detto di essersi allontanato dall'Italia per ragioni di salute.
Al momento dell'arresto Dell'Utri era solo ed era munito di passaporto. In Libano, piantonato in ospedale dal 12 aprile, è qui che dell'Utri ha appreso il passato in giudicato dell'accusa da parte della Suprema Corte.
Estradizione o libertà?
I legali, Giuseppe Di Peri e Massimo Krogh, dichiaratisi dapprima delusi dalla decisione della Cassazione, poiché a loro avviso c'erano tutti gli spazi per un annullamento della condanna, hanno prontamente commentato che ricorreranno alla Corte europea di Strasburgo "per verificare se questo procedimento ha camminato nei giusti binari", e hanno aggiunto che "tutta la procedura sull'estradizione è in mano agli avvocati libanesi che assistono dell'Utri."
Seppure la sentenza ha posto definitivamente fine alla vicenda processuale, è chiaro che dopo vent'anni di processi, Marcello Dell'Utri ha forti possibilità di restare libero in Libano.
Infatti, secondo l'accordo bilaterale, tra Italia e Libano, vigente dal 1975, e nel merito dell'art. 23, si "potrà porre fine all'arresto provvisorio" se Beirut non riceverà i documenti richiedenti l'estradizione entro il 12 maggio, cioè a 30 gg dalla richiesta, cioè tra 2 giorni, essendo stato Dell'Utri arrestato il 12 aprile. In ogni caso, il Sostituto Procuratore Generale di Palermo, Luigi Patronaggio ha emesso l'ordine di carcerazione di anni sette e il provvedimento verrà trasmesso al ministero della Giustizia che lo allegherà alla richiesta di estradizione alle autorità libanesi.