E' nata il 27 maggio la bimba di Meriam Yahia Ibrahim, la donna cristiana di 27 anni arrestata il 17 febbraio 20014 dalle forze di polizia in Sudan e condannata alla pena di morte per impiccagione. Con la giovane donna, incinta di 8 mesi, fu imprigionato anche il figlio primogenito che allora aveva solo 20 mesi.

La sua "unica colpa"? Essere di religione cristiana!

"Stanno bene entrambe", scrive su Twitter Antonella Napoli, "purtroppo non hanno potuto lasciare la prigione a Khartoum.

Ma la sua nascita è speranza". La Napoli è presidente di "Italians for Darfur", organizzazione che ha lanciato una petizione che ha lo scopo di sospendere questa terribile ed ingiusta esecuzione. L'obbiettivo della petizione è raccogliere firme da consegnare al presidente del Sudan per chiedere la grazia per Meriam e quindi l'annullamento dell'esecuzione.

Il caso

Meriam Yahia Ibrahim Ishag è nata da padre mussulmano, ma dopo che il genitore abbandonò lei e la madre fu cresciuta secondo i principi della fede cristiana, la religione della genitrice.

Adesso è laureata, è un giovane medico e è sposata con un cristiano cittadino americano.

Ma per la Sharia la religione viene tramandata dal padre ai figli e per questo motivo viene denunciata dai suoi stessi parenti e viene accusata di "apostasia" (abbandono della religione) ed adulterio (il matrimonio con un uomo non mussulmano non viene infatti riconosciuto!).

Imprigionata, il giudice le diede tre giorni per redimersi e rinunciare alla sua fede cristiana, ma dato il suo coraggioso rifiuto è adesso condannata a ricevere cento frustate e al termine dell' allattamento, che avverrà tra due anni, all' impiccagione.

La donna è rimasta incatenata alle caviglie durante tutta la gravidanza in condizioni disumane per lei e per il figlio e in queste stesse condizioni ha partorito dietro le sbarre.

Dopo la condanna i bambini verranno certamente strappati al padre e consegnati ai familiari di origine di lei, che li cresceranno da mussulmani. Il marito, che è invalido e costretto su una sedia a rotelle, è disperato!

L' avvocato di Meriam, Mohamed Jar Elnabi,che la segue è speranzoso: infatti sostiene anche che "la Costituzione del Sudan permette la conversione religiosa senza restrizioni". Elnabi dice che "la Corte d'Appello può ribaltare la sentenza emessa dal giudice".

Oltre a continuare la raccolta di firme per "l'Italia per il Darfur" sostiene anche il forte appello lanciato da Amnesty International che chiede a tutti noi di spedire delle mail direttamente al governo del Sudan che chiedano di abrogare le leggi che criminalizzano l'apostasia e l'adulterio e ribadire il diritto internazionale dei diritti umani .

Collegatevi al sito italianblogsfordarfur.it e dite "NO" a questo ingiusto destino di una donna, madre coraggio!

Vi invitiamo a condividere e far girare questo grido di aiuto! Insieme possiamo salvare Meriam e la sua famiglia.

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