Era il 5 gennaio del 1964: un gesto che palesava stima, ammirazione e rispetto passò alla storia divenendo il simbolo del possibile e necessario processo di dialogo tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa, in vista di un reale ecumenismo. Era l'abbraccio tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora. Un dialogo che continua da allora, che ha portato al superamento di numerose incomprensioni e della reciproca diffidenza, un dialogo che troverà il suo coronamento in occasione del viaggio di Papa Francesco in Terra Santa, 50 anni dopo quell'indimenticabile ed indimenticato gesto.

L'incontro tra il Vescovo di Roma e Bartolomeo I, proposto proprio da quest'ultimo nel giorno dell'insediamento di Papa Francesco, è stato immediatamente accettato: un passo che testimonia la comune volontà di superare ogni divisione e di dare una risposta chiara e precisa ad una "società individualista ed edonista, dove ogni coesistenza sociale è rotta perché vittima di un mondo economicamente globalizzato, ma moralmente disgregato" (così lo stesso Bartolomeo in una recente intervista). Saranno quattro i momenti che condivideranno i due religiosi: il primo, privato, nella delegazione apostolica a Gerusalemme (nella stessa stanza che ha visto l'incontro dei predecessori), il secondo nei luoghi del Santo Sepolcro,  il terzo presso il Patriarcato latino di Gerusalemme e, infine, il quarto sul Monte degli Ulivi.

Due grandi uomini di fede alla ricerca della "pace nel volto dell'unico Dio": il viaggio di Papa Francesco in Terra Santa sarà questo e molto di più. Esso avrà luogo nella Terra "dove tutto è cominciato", nei luoghi in cui l'operato e le preghiere dei cristiani, nonostante le continue tribolazioni, assicurano una reale e viva presenza del Signore, sottraendoli al rischio che essi diventino solo luoghi turistici o musei.

Una rilettura del passato per una nuova e comune visione del futuro. Il viaggio di Papa Francesco, della durata di tre giorni (dal 24 al 26 maggio), sarà davvero intenso, con tappe in Giordania, a Betlemme e a Gerusalemme. Bergoglio ha più volte sottolineato come l'occasione d'incontro col fratello Bartolomeo diverrà motivo di preghiera: "Pietro e Andrea si incontreranno un'altra volta e questo è molto bello!

Il secondo motivo è pregare per la pace in quella Terra che soffre tanto. Vi chiedo di pregare per questo viaggio". Le misure di sicurezza predisposte sono ingenti, sia a a causa delle mai sopite tensioni, sia perché Papa Francesco ha espresso il chiaro desiderio di stare in mezzo alla gente e di girare con una jeep aperta, senza servirsi della papamobile. Di sicuro, questo, sarà un viaggio che lascerà il segno.