Una bella notizia giunge dall'ospedale di Camposampiero, in provincia di Padova, dove un gruppo di medici ha salvato la vita a un bimbo appena nato attraverso la pratica dell'ibernazione: in altre parole, la temperatura corporea del neonato è stata "congelata" per tre giorni, necessari affinché passasse il rischio legato ad una forte asfissia con la quale era venuto al mondo, e che l'avrebbe ucciso.
La nascita è avvenuta ad inizio maggio, con un parto naturale che, però, fin da subito si è rivelato molto difficoltoso. Il neonato, infatti, era affetto da asfissia e stava rischiando di morire. A quel punto, come ha spiegato Francesco Benassi, dirigente dell'Ulss 15, la pratica da seguire era quella dell'ipotermia, cioè dell'abbassamento della temperatura corporea per bloccare la morte delle cellule cerebrali causata dalla mancanza di ossigeno al cervello. Per effettuare questo procedimento, però, è stato necessario mandare il bimbo all'ospedale di Vicenza, dove dispongono dei macchinari specifici per intervenire.
Una volta giunto nell'ospedale vicentino, il bimbo è stato messo in ipotermia, con una temperatura abbassata fino ai 34 gradi, per ben tre giorni. Trascorso questo periodo, la temperatura è stata riportata ai valori normali e per fortuna il bambino ha reagito bene ed è sopravvissuto. Considerato il successo di questa procedura di "ibernazione" del neonato a rischio di morte, il direttore Benazzi ha annunciato che presto chiederà alla Regione Veneto di fornire anche al suo ospedale le attrezzature per intervenire in questi casi, poiché nella sua struttura ospedaliera ci sono medici preparati a curare con l'ipotermia i casi di asfissia neonatale.