Si avvia verso un lieto fine la terribile vicenda che ha coinvolto Meriam, una giovane donna condannata a morte in Sudan, quand'era ancora incinta, per il reato di apostasia, colpevole di aver abbandonato la fede islamica e di aver sposato un uomo non musulmano. Il suo matrimonio era stato anche annullato. Una sentenza shock, quella del tribunale di Khartoum, che aveva indignato l'opinione pubblica mondiale e aveva provocato anche l'intervento diplomatico di alcune potenze, tra le quali la Gran Bretagna.

Ora, finalmente, per la ventisettenne l'incubo sembra finito: il sottosegretario agli Esteri del Sudan, Abdullahi Alzareg, ha annunciato che la condanna all'impiccagione è stata sospesa e che la donna verrà liberata. Il sottosegretario ha sottolineato come la decisione sia stata presa per dimostrare che il Sudan è un Paese che rispetta la libertà religiosa. Meriam, incinta quando è stata arrestata, ha partorito pochi giorni fa in carcere la figlia Maya, secondogenita. Il marito Daniel Wani aveva anche lanciato un appello alle potenze mondiali affinché intervenissero per aiutarlo a liberare la moglie e la neonata.

Tra i Paesi in prima fila per ottenere l'annullamento della pena di 100 frustate per adulterio e dell'impiccagione, c'è stata sicuramente la Gran Bretagna. Il premier inglese David Cameron era sceso in campo in prima persona per chiedere ufficialmente al Governo sudanese di cancellare la sentenza di morte, definita una "decisione barbara". Meriam si è anche ammalata in prigione, a causa delle scarse condizioni igieniche. Ora pure la piccola Maya rischia tantissimo, infatti molti bimbi muoiono in carcere, proprio per lo stato d'abbandono in cui versano le prigioni. Comincia, dunque, il conto alla rovescia per la giovane mamma, che dovrà resistere ancora pochi giorni prima di rivedere la luce del sole e ritrovare l'amato marito per il quale ha rischiato la vita.