Alle 10 di questa mattina è scattata la tregua umanitaria di cinque ore richiesta dall'ONU, in particolare dall'inviato speciale per il Medio Oriente Robert Serry, in seguito all'uccisione dei quattro bambini che giocavano sulla spiaggia. Si tratta di una tregua atta a permettere di soccorrere i feriti gravi e a rifornire gli abitanti della striscia di Gaza degli approvvigionamenti necessari.

I portavoce, rispettivamente, di Israele e Hamas concordano con l'idea che una rottura della tregua da parte di una delle due fazioni comporterebbe solamente una crudele rappresaglia, facendo precipitare ancor di più la situazione.

Durante la notte, intanto, i delegati di Hamas e Israele si sono trovati al Cairo per discutere sulla tregua e per cercare di porre fine ai crudeli scontri che sono iniziati martedì scorso con l'offensiva denominata "Margine Protettivo", e che, secondo le fonti palestinesi, ha già fatto oltre 200 vittime.

Nonostante le buone notizie, però, stamattina Israele ha fatto altre tre vittime poco prima dell'inizio della tregua umanitaria. Si tratta di tre palestinesi rimasti uccisi dai colpi di un carro armato a Rafah. Inoltre, sempre in mattinata, altri quattro palestinesi sono rimasti gravemente feriti in seguito ad un attacco dell'esercito israeliano. Una tregua umanitaria che arriva come un lungo sospiro di sollievo, ma che in realtà non è altro che lo specchio della follia che sta colpendo quelle zone e, di conseguenza, tutto il mondo.

Una tregua che è stata decisa in seguito ad una tragedia che ha fatto piangere il mondo intero: quattro bambini palestinesi che giocavano tranquillamente sulla spiaggia sono stati bombardati dalla marina israeliana. Il perché di questo folle gesto non va neanche ricercato. Dei poveri bambini, il cui unico scopo nella vita in quel momento era di renderla il più felice possibile nonostante gli orrori di cui erano circondati. Quattro bambini, che molto probabilmente tiravano due calci ad un pallone e ridevano felici, i cui echi di risate ora sono sovrastati dallo straziante pianto di chi non ne può davvero più di questa guerra.