I problemi delle carceri italiane continuano a fare notizia ma questa volta non per nuovi decreti legge che dovrebbero cercare di migliorare la situazione degli istituti di pena del nostro Paese, né tanto meno si parlerà delle conseguenze della promozione dell'Italia che è stata apprezzata dall'Unione Europea per i positivi risultati ottenuti nell'ultimo anno in materia di sovraffollamento carceri. La notizia questa volta è del tutto differente e riguarda l'arresto di un gruppo di agenti penitenziari del carcere di Padova che, stando alla prime ricostruzioni, portavano droga, schede sim e telefonini ai detenuti, ovviamente dopo aver ricevuto il pagamento dei favori da parte di familiari o congiunti degli stessi.
Una scoperta che certo non fa crescere il morale di chi da anni lotta a favore dei detenuti italiani e, per certi aspetti, anche degli agenti penitenziari, molti dei quali si trovano a lavorare in condizioni umane ed igenico-sanitarie davvero difficili. Sono soprattutto i Radicali Italiani ad essere da sempre in prima fila dalla parte di queste persone; ne è conferma il nuovo sciopero della fame della Segretaria Rita Bernardini, volto a sensibilizzare l'opinione pubblica e i cittadini italiani a favore della difficile vita nelle carceri italiane. Secondo I Radicali, il modo migliore per trovare una via d'uscita a questa drammatica situazione è il ricorso ai provvedimenti di clemenza quali l'amnistia e l'indulto, a favore dei quali si è schierato anche il Presidente Giorgio Napolitano.
Carcere di Padova: 15 persone indagate per aver fornito droga e altri beni ai detenuti
Come riporta l'agenzia Ansa, la scorsa notte sono finiti in carcere sei agenti penitenziari del carcere di Padova, mentre altre sei persone (tra cui un avvocato) sono state iscritte al registro degli indagati in seguito alla scoperta di un giro di droga tra gli stessi agenti e alcuni detenuti. Si tratterebbe di una lunga indagine della Questura di Padova iniziata circa un anno fa, che avrebbe scovato dei contatti tra i congiunti di alcuni detenuti e gli stessi agenti: in cambio di pagamenti dai 200 agli 800 euro, gli agenti portavano all'interno della struttura droga, telefonini, schede sim o addirittura palmari che arrivavano a persone condannate anche a misura di massima sicurezza.
Sarebbe stato Pietro Rega, già condannato nel 2001 per reati simili quando lavorava nel carcere di Avellino, ad aver organizzato un simile affare, incassando il pagamento relativo ai favori in vaglia postali o Western Union.