L’OrganizzazioneMondiale della Sanità ha lanciato l’allarme, pochi giorni fa, su una nuovaepidemia del virus Ebola che ha investito molti paesi africani cioè laGuinea Bissau, la Sierra Leone, la Liberia, la Costa d’Avorio, il Congo, ilGambia, il Ghana, il Senegal, l’Uganda, il Mali e pertanto ha deciso di imporre“misure drastiche e immediate” poiché il contagio ha infettato 567persone e ne ha uccise 350.
Il Consiglio di Statodel nostro paese ha rassicurato due parlamentari italiani che hanno chiesto algoverno maggiori indicazioni su presunti casi del virus Ebola in Italia eFrancia definendo “altamente improbabile” la diffusione della malattianella zona del Ticino. La patologia è una grave infezione virale che ha un periododi incubazione tra i due e una ventina di giorni dopo i quali emergono alcuni sintomi nonmolto diversi da quelli dell’influenza seguiti da attacchi di vomito e diarreacon fenomeni di tipo emorragico einsufficienze epatiche o renali.
L’organizzazione “MediciSenza Frontiere” ha affermato che la scala di diffusione dell’epidemia è perestensione geografica delle località africane interessate e per numero dicontagi la più grave al mondo da quando, nel 1976, è stato riconosciuto ilprimo caso umano della patologia la quale continua a uccidere ancora oggi il90% di chi l’ha contratta in quanto mancano cure mediche efficaci.
La nota associazioneinternazionale ha riferito anche che gli ostacoli che impediscono queste ultimenon riguardano solo la mancanza di farmaci specifici ma il rifiuto dei malatidi recarsi presso appositi centri e pertanto è necessario sviluppare, perfermare l’epidemia, campagne adeguate di prevenzione e di sensibilizzazioneperché “ci sono ancora molte persone che pensano che l’Ebola non esista” oltread adeguate strutture logistiche.
La paura chel’epidemia possa raggiungere l’Europa e l’Italia è molto elevata se sipensa, ad esempio, agli elevati flussimigratori che giungono nel nostro paese. Il direttore delDipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità GiovanniRezza ha dichiarato che “il rischio per l’Europa è bassissimo” perché iltempo di incubazione della patologia è ristretto e quindi chi l’ha contrattatende a rimanersene a casa propria. Egli ha poi evidenziato come le zoneinteressate dell’Africa occidentale sono lontane dagli aeroporti e dunque “laprobabilità che una persona contagiata arrivi in Europa è molto bassa, anche senon si può escludere”.
L’esperto ha assicurato che il virus fortunatamente sidiffonde tramite il contatto diretto col malato ma non per via aerea (come ad esempiola Sars) e ciò consentirebbe ai paesi industrializzati, in caso di epidemia, ditenerlo facilmente sotto controllo.