Ancora sangue a Gaza. Le sirene ieri hanno suonato a Beit Hanun, dove è stata colpita da un missile una scuola ONU piena di profughi palestinesi, 17 morti, anche donne e bambini oltre che un componente dello staff Onu, e oltre 100 feriti. Responsabilità e circostanze sono ancora tutte da chiarire. Hamas addossa all'esercito con la stella di David la paternità di questa ennesima strage, il portavoce della stessa Hamas a Gaza, Fawzi Barhoum, parla di "grave crimine di guerra" e rimarca che "Israele pagherà caro tutti questi crimini commessi contro la popolazione".

Per contro l'esercito israeliano ha aperto un' inchiesta, reputando che la scuola dell'Unrwa (l'ente ONU che si occupa dei profughi) potrebbe essere stata colpita da razzi palestinesi.

Violenti scontri ieri a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, colpi di cannone della marina contro la costa di Gaza e carri armati dell'esercito israeliano hanno colpito i campi di sfollati a Bureij e Maghazi, sembra, per ora, senza nessuna vittima. Battaglia anche a Beit Lahaia, a nord della Striscia, dove ci sono stati duri scontri tra i militanti palestinesi e i soldati.

E sirene di allarme si sono sentite anche nel centro di Israele, alcuni razzi sono stati intercettati sopra l'area metropolitana di Tel Aviv, destinati, come fa sapere Hamas, all'aeroporto Ben Gurion.

La fine delle ostilità è ancora molto lontana evidentemente, e comunque l'esercito israeliano sottolinea che, anche qualora si dovesse giungere a una tregua, resterebbero un bersaglio da colpire gli ormai famosi tunnel sotto il confine usati dalle milizie palestinesi per i lori attacchi. È stato nel frattempo revocato dall'ente federale statunitense per la sicurezza dei voli il divieto di volo sopra l'aeroporto Ben Gurion. Richiamato invece a tornare in patria l'ambasciatore del Brasile in Israele.

Giunti al diciottesimo giorno di una guerra che nessuna sembra sia in grado di fermare, il bilancio aggiornato nella Striscia dice che i morti sono arrivati oltre 750, più di 4mila sono i feriti, e la situazione umanitaria è drammatica.

E mentre Netanyahu in conferenza congiunta con il ministro degli esteri britannico Phillipp Hammond, dice che "Abbiamo iniziato questa operazione per restituire pace e tranquillità a Israele. E le restituiremo", Valerie Amos, responsabile Onu, è preoccupata per il sovrappopolamento del territorio di Gaza, che comporta una "quasi impossibilità" per i palestinesi di scampare agli attacchi israeliani.