Le ultime parole di Obama furono non utilizzeremo forze di terra, ma sembra che data la drammatica condizione della minoranza Yazidi non se ne possa fare a meno. Così sono stati inviati in soccorso degli Yazidi in fuga cento marines scelti per accompagnarli nell'esodo. Dal Pentagono e dalla Casa Bianca assicurano che la spedizione non sta a simboleggiare un graduale reinserimento delle armate americane in territorio iracheno. I cento uomini scelti dell'esercito a stelle e strisce avranno solo un compito umanitario: accompagnare i 30mila Yazidi in fuga verso la Turchia, data l'insufficiente apporto di aiuti umanitari.

I cento marines sono atterrati intorno alle montagne del Sinjar. Sembra che oltre ai soldati scelti per questo esodo in Iraq siano stati inviati anche centotrenta consiglieri militari, che saranno stanziati a Erbil, a detta del Pentagono col solo scopo di gestire logisticamente gli interventi umanitari.

Spiegare come stanno le cose è toccato al vice consigliere della Sicurezza nazionale, Ben Rhodes, che ha affermato "Non si tratta di una reintroduzione delle truppe americane in territorio iracheno - prosegue - la missione è umanitaria e non ha lo scopo di sfidare sul campo da guerra l'Isis. Occorre trovare una soluzione concreta che porti a conclusione questa drammatica vicenda e l'unica chance è portare questa popolazione in una zona sicura".

Intanto mentre l'urlo degli Yazidi risuona in terra irachena espandendo la sua eco in tutto il mondo sembra che anche l'Europa si prepari ad intervenire in loro soccorso. Hollande afferma che la Francia fornirà supporto militare ai crudi iracheni rifornendoli di armi che gli permettano di difendersi agli attacchi degli jihadisti dell'Isis. Arriva intanto dai microfono della Cnn la notizia del rapimento da parte degli jihadisti dell'Isis di cento fra donne e bambini di religione Yazidi. Secondo quanto riportato dall'emittente britannica i prigionieri si troverebbero ora a Mosul pronti per essere convertiti all'Islam.