Dalla morte di Michael Brown, ucciso a Ferguson il 9 agosto da un poliziotto in regolare servizio, le proteste nella cittadina del Missouri sono continuate senza sosta. Seppure la polizia locale stia cercando in tutti i modi di arginarle, con la forza, gli abitanti della città non si fermano e continuano a lottare a favore dei diritti civili degli abitanti di colore. Adesso, dati gli effetti negativi della strategia adottata dalla polizia locale, il governo centrale dello stato Federale ha deciso di intervenire per porre fine in modo pacifico alle proteste degli abitanti di Ferguson. Si comincia a vociferare con sempre maggiore forza di una possibile visita del Presidente Obama ma al momento l'unica certezza è la visita del Ministro della giustizia Holder che giungendo a Ferguson ha dichiarato: "Al centro di queste manifestazioni c'è la richiesta di risposte sulle circostanze della morte di un giovane, e una preoccupazione più generale dei cittadini sulla situazione della nostra giustizia penale".

Il succo della faccenda e la causa delle proteste è la stanchezza della popolazione verso le forze dell'ordine che, evidentemente, hanno completamente perso la fiducia delle persone che dovrebbero proteggere e il rapporto tra polizia e cittadinanza sembra ormai definitivamente compromesso.

Per questo il ministro Holder si è recato a Ferguson anche per fare il punto dell'inchiesta che l'FBI sta conducendo parallelamente a quella della polizia locale. Secondo quanto indicato da Holder il governo ha istituito una task force di 40 agenti dell'Fbi sul campo, e ha coinvolto magistrati esperti in cause per i diritti civili. L'impegno di risorse del Dipartimento di Giustizia è ingente ma bisognerà vedere se tutto questo servirà a placare gli animi.

Infatti le forze dell'ordine locali hanno una grossa responsabilità nell'allentare le tensioni e stanno adottando il pugno duro in una situazione in cui forse sarebbe più opportuna una trattativa con i leader della protesta. In questo contesto l'intervento in prima persona del presidente Obama sarebbe auspicabile, perché chi meglio del primo presidente afroamericano potrebbe portare a Ferguson un messaggio di speranza e l'impegno del governo centrale a favore di una giustizia equa, anche in uno stato del sud degli Stati Uniti dove le ferite della guerra civile tra nordisti e sudisti sembrano non essersi completamente sanate.

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