Ha indossato il burqa - l'abito che portano le donne musulmane e che copre interamente il volto - e si è finta la madre di una bambina di 5 anni per prelevarla dalla scuola e portarla via con sé. Una volta ingannato il personale della Bryant Elementary School di Philadelphia, Cristina Regusters ha portato la piccola in una casa e per ben 19 ore l'ha tenuta sua prigioniera violentandola e torturandola. La drammatica vicenda è avvenuta nel gennaio del 2013, ma soltanto adesso la donna è stata incriminata per rapimento, aggressione aggravata e rapporto sessuale con una minorenne. La sentenza verrà emessa il 15 dicembre.

La ragazza riuscì a trarre in inganno il personale della scuola elementare e, con la scusa di voler portare la figlia fuori per colazione, la prelevò e la prese con sé. Da quel momento, per la povera piccola che allora aveva 5 anni, è iniziato un vero e proprio viaggio all'inferno. All'interno di una casa, la bimba era stata bendata e tenuta nascosta sotto il letto: quando arrivava il momento di subire violenza e torture, veniva presa e costretta a sopportare delle cose atroci dalla sua aguzzina. Soltanto a notte fonda, dopo quasi 24 ore di sofferenza, la piccola prigioniera venne abbandonata all'interno di un parco giochi. Un passante, sentendo delle urla, si accorse che c'era una bimba seminuda che indossava soltanto una maglietta.

La polizia è riuscita a risalire a Christine Regusters grazie al prezioso aiuto della bimba che è stata in grado di riferire dettagli decisivi per incastrare la donna. Innanzitutto sono state visionate le immagini registrate dalla telecamera di sicurezza posta nei pressi della scuola, poi è emerso che il DNA trovato sulla t-shirt indossata dalla bambina al momento del rilascio era della 19enne che conosceva la piccola e la sua famiglia perché ne aveva accudito il fratello minore. Infine, è stata molto importante la testimonianza della vittima, la quale ha raccontato che all'interno dell'abitazione in cui era stata tenuta prigioniera c'era un pappagallo parlante e Christine ne possedeva uno.

Fatta irruzione nella casa della donna, la polizia ha trovato del materiale che lasciava poco spazio all'immaginazione: nel computer erano salvati siti di pornografia infantile, figure giapponesi in cui erano raffigurate torture ai danni di bambini, e infine c'era anche una pagina web che spiegava come cancellare tracce del DNA. Gli avvocati difensori hanno sostenuto che l'imputata avrebbe agito per conto di un'altra persona. Tuttavia, la giuria non deve essere rimasta convinta di questa tesi, perché ha dichiarato colpevole la donna. 

I genitori della piccola, intanto, hanno denunciato la scuola di Philadelphia che ha lasciato troppo facilmente la bambina nelle mani della presunta madre, senza accertarsi con scrupolo chi fosse realmente la persona che voleva portar via la bimba. Adesso, la piccola vittima frequenta la seconda elementare e, nonostante abbia riportato gravi traumi psico - fisici per questa mostruosa vicenda, sta cercando di tornare ad una vita normale e serena.

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