La resistenza curda non ce l'ha fatta. La bandiera nera dell'Isis sta sventolando su di una collina nella zona est di Kobane. Malgrado gli scontri continuino, i curdi sono allo stremo, non resisteranno a lungo. Si tratta di una collina strategica in quanto da lì i miliziani possono colpire con l'artiglieria tutta l'area limitrofa. La notizia proviene da un reporter della Reuters che sta documentando l'avanzata dell'Isis.

Gli sforzi dei peshmenga turchi (i combattenti dell'Ypg - Unità di Difesa del Popolo - il gruppo armato del Comitato Supremo Curdo del Kurdistan siriano) non sembrano dare risultati positivi, sebbene siano caduti negli scontri almeno 20 jihadisti. Molte anche le vittime curde: oltre la donna che si è fatta saltare in aria per non cadere prigioniera e la 19enne che ha preferito il suicidio alla prigionia, sono stati contati altri 30 morti, in due attentati kamikaze avvenuti lunedì a Hasakah, città siriana situata a nord-est del Paese, ad oltre 140 km da Kobane.

Gli attacchi alleati non sono riusciti a fermare l'avanzata: i curdi disperati invocano azioni di terra da parte dell'Occidente. Lunedì, il generale Sir David Richards, l'ex capo del personale delle forze armate britanniche ha definito senza senso dare il via ai raid in Iraq senza la pianificazione di azioni di terra. La conquista definitiva di Kobane darebbe un importante vantaggio all'Isis per quanto riguarda il consolidamento del Califfato, già imperante in grandi porzioni del territorio irakeno e siriano.

Questa avanzata sembrerebbe dare nuovo vigore anche ai gruppi Isis presenti in altre regioni del medio Oriente allargato. Secondo il quotidiano Al Wasat, il Consiglio dei giovani islamici (Majlis Shabab al Islam), fazione islamista libica, è sul punto di proclamare il Califfato islamico a Derna, nella parte orientale del paese. Il Consiglio avrebbe organizzato un seminario proprio a Derna, invitando i libici ad allontanarsi dallo Stato blasfemo e abbracciare la jihad.

Due giorni fa, il Consiglio ha organizzato una parata militare, annunciando la sua intenzione di allearsi all'Isis. Intanto la Turchia sta riposizionando i suoi carri armati, dopo aver utilizzato gas lacrimogeni allo scopo di allontanare dalla frontiera civili e giornalisti, per la maggior parte curdi, che stavano seguendo l'assedio della città di Kobane. Sembrerebbe disposta a impiegare le sue truppe per arginare l'Isis sono se gli Usa inseriranno nel piano strategico anti - califfato la destituzione di Assad.

Questo è quanto ha affermato il premier turco Ahmet Davutoglu alla CNN. Questi ha spiegato che la priorità turca è quella si salvare più vite possibili e accogliere le persone che stanno fuggendo dai luoghi di guerra. Il premier non si è tuttavia pronunciato su di un eventuale intervento turco sul confine dove stanno avvenendo gli scontri. La Nato si è comunque resa disponibile a sostenere Ankara in caso di minaccia dell'Isis al fine di proteggere le frontiere e l'integrità del Paese.

Quello che teme la Nato è che il Califfato abbia come obiettivo quello di conquistare le zone curde in terra turca e allargare così la sua influenza anche su di un terzo paese oltre all'Iraq e la Siria.

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