Condannato ad un anno di reclusione con la condizionale il legale dei Casalesi, più 20 000 euro di provvisionale a favore di Capacchione. Assoluzione invece per gli altri tre imputati, i boss Francesco Bidognetti, Antonio Iovine e l'avvocato Carmine D'Aniello.

Questo il verdetto della Terza sezione della Corte di Appello di Napoli presieduta da Aldo Esposito.

Saviano commenta a caldo: "Lo spiego con la strategia difensiva accolta dalla Corte, e cioè che l'avvocato abbia fatto da schermo allorganizzazione. Non si può pensare che l'avvocato dei camorristi possa prendere un'iniziativa personale senza interloquire con i capi.

Se così fosse davvero non abbiamo capito niente della camorra".

Per capire la logica del processo appena conclusosi bisogna però tornare indietro nel tempo alla data del 13 marzo 2008, più precisamente alla lettura dell'istanza di ricusazione durante il processo denominato Spartacus.

Un'istanza vista dalla DDA di Napoli "come un vero e proprio proclama di minacce, sul modello di quelli brigatisti degli anni di piombo", tanto assegnare da la scorta a Capacchione.

L'istanza asseriva come i due giornalisti avessero travalicato i limiti di legge nell'esercizio della loro professione e arrivando ad accusare persino due magistrati quali Cantone e de Raho.

Da qui si parte per arrivare al processo appena conclusosi.

Duro il botta e risposta, l'avvocato difensore Angeletti definisce quella lettura: "un'azione processuale e non un atto di violenza o prevaricazione" ,la replica di Sirignano non si fa attendere: "Basta minimizzare, basta con le illazioni.

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È stata una vicenda opaca e grave. Quando l'avvocato di un boss indica uno scrittore, indichi un magistrato dicendo in aula che quel pubblico ministero ha manomesso i verbali, oppure che è un giornalista che opera al di fuori della legge e che esercita pressioni indebite, allora tu gli stai lanciando una condanna a morte".

Nonostante manchi la denuncia resta inammissibile in un paese democratico un attacco così evidente e violento nei modi verso chi difende il diritto costituzionale di cronaca.

Il PM non manca infatti di sottolineare come l'autore di "Gomorra" e la sua collega siano "professionisti coraggiosi che denunciano attraverso il loro mestiere di scrittori e di giornalisti"

Da evidenziare la speranza di Saviano in un tweet : "Sono un po' confuso, ma la sentenza dimostra che non sono imbattibili, che non sono invincibili. Spero che questa sentenza sia un primo passo verso la libertà, spero ci sia per me una nuova vita", aggiunge Saviano. Sono un po' frastornato - ribadisce - tutte le forze civili, la società civile, sono riuscite a creare un corto circuito e a sollevare l'attenzione."

L'esito della fase processuale ha avuto ampia risonanza nel web dove molti si sono schierati dalla parte del giornalista campano attraverso messaggi e mail anche sui social network, attestando forse più dell'odierna sentenza la professionalità ed il coraggio di Saviano stesso.