È di nuovo il Ministro degli Interni, Angelino Alfano a prendere la parola nei giorni successivi alla tensione generata dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Sempre lui a distanza di un anno, era il novembre 2013, a schierarsi, almeno a parole, a fianco del PM della Trattativa dichiarando: "Abbiamo deciso di utilizzare ogni mezzo, ogni tecnologia usata in ogni parte del mondo, a tutela dell'incolumità dei magistrati di Palermo", arrivando di fatto a promettere l'agognato arrivo dello "jammer", dispositivo che disattiva gli impulsi degli ordigni attivabili a distanza.

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E proprio la sicurezza è stato il tema del giorno nella riunione al Viminale con a capo Angelino Alfano.

In seguito alla stessa proprio il ministro dichiara: "Fin qui abbiamo destinato loro tutta la forza di cui lo Stato dispone in termini di mezzi e uomini. Numero e qualità degli uomini a protezione di magistrati risponde a criteri di eccellenza".

Sembrano così accolte le richieste dei manifestanti delle Agende Rosse, associazione fondata da Salvatore Borsellino, che da tempo promuovevano l'assegnazione del dispositivo al magistrato nonché l'innalzamento del livello di sicurezza intorno ai componenti del pool.

Si attende conformità alla parole con i fatti non potendo non ricordare la mancata interrogazione parlamentare a riguardo dello "jammer" stesso dell'ottobre 2013.

Così come sarà corretto ricordare le dichiarazioni dell'onorevole dei 5 Stelle Giulia Sarti: "Noi l'abbiamo già reso disponibile, salvo un'accurata verifica tecnica. Non posso dire l'ora o il giorno, ma mi sento di dire che la verifica si concluderà in un ristrettissimo lasso di tempo, certamente nei prossimi giorni".

"Vicinanza istituzionale" anche da parte del CSM con le parole di Legnini che offre la propria disponibilità a impegnarsi concretamente per aiutare il pool della Trattativa.

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Resta da vedere se dalle parole si passerà ai fatti o se, come Salvatore Borsellino ha lasciato intendere in un intervento sul suo blog, il maggior pericolo venga proprio dalla facciata ingannevole delle istituzioni. Acquista allora altre probabili risposte la domanda posta dal fratello minore del magistrato ucciso in Via D'Amelio: "A chi interessa uccidere Nino Di Matteo?".