Una quindicenne marocchina è stata picchiata e chiusa in bagno dal padre e dai fratelli perché a detta dei due vestiva troppo all'occidentale. Questi casi di cronaca, non così rari come potrebbe sembrare, sottolineano come diventa davvero difficile e problematico cercare il dialogo (che si fonda sempre sull'apertura all'altro) con culture che appaiono refrattarie e chiuse monoliticamente nelle loro tradizioni, non lasciando spazio per la critica e il confronto. È stata la stessa 15enne, che adesso verrà ospitata in una struttura per minori e seguita dai servizi sociali, a raccontare il suo calvario agli inquirenti.

Tutto inizia semplicemente in un pomeriggio con una passeggiata con un amico, anch'egli marocchino, in un centro commerciale.

La ragazza si era concessa un'oretta di svago saltando la lezione pomeridiana per curare un lieve disturbo di dislessia. Insomma si è trattato di una piccola marachella, chi di noi non ne ha combinate di tutti i colori (e non è il caso della ragazza) a quell'età per la disperazione dei genitori? Al centro commerciale incontra però un amico dei suoi fratelli che le scatta una foto col cellulare, la condivide su un social con un commento del tipo guardate cosa fa vostra sorella.

Sembra una sorta di richiamo tribale in grado di accendere l'ira dei parenti della ragazza. Appena torna a casa, la giovane viene infatti travolta dal padre e dai fratelli che iniziano a picchiarla. La madre indifferente continua ad affacendarsi nei lavori domestici mentre la figlia viene picchiata dagli uomini di casa.

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La mattina dopo la ragazza si chiude in bagno e ancora dolorante per i lividi e le escoriazioni che le hanno procurato le percosse inflittele la sera prima, trova il coraggio di raccontare quanto ha subito dalla propria famiglia alla polizia. Stando a quanto raccontato agli agenti, il padre e i frtatelli avrebbero infatti deciso di riportarla in Marocco perché possa essere cresciuta con i valori della cultura araba. Questo è quanto avrebbe raccontato il padre della ragazza alla polizia.