Era da tempo che si registravano furti negli appartamenti della zona dove Giovanni Capuozzo (42 anni) abitava, a Gioia Sannitica nel casertano. Così quando a notte fonda si è accorto che un ladro stava per entrare nella camera delle figlie non ci ha pensato due volte ed ha sparato uccidendolo, con il risultato di essere stato condannato a 10 anni di reclusione per omicidio volontario.

Giovanni Capuozzo è un carpentiere che vive con la sua famiglia in località Fossalagno nei pressi di Gioia Sannitica. La notte del 6 luglio 2012 si sveglia a causa di alcuni rumori sospetti e alzandosi per ispezionare la sua casa scopre un ladro che si sta avvicinando furtivamente alla stanza da letto delle figlie.

La reazione è immediata: spara con il fucile allo sconosciuto ammazzandolo.

Viene poi arrestato e sottoposto a processo - usufruendo di rito abbreviato - e il pubblico ministero Marco Guarriello chiede per lui 10 anni di pena. La pena viene poi convalidata a S. Maria Capua Venere nel tribunale dove presiede il giudice Campanaro Nicoletta che emette l'ardua sentenza. Al momento dell'arresto i cittadini esasperati dai continui furti nei loro appartamenti si erano infiammati in accese proteste in difesa del loro concittadino, ma le proteste non sono servite allo scopo prefisso

Ma perché è stato condannato?

Giovanni Capuozzo non si è limitato ad uccidere l'albanese Dasmir Xhelpa (39 anni): lo avrebbe anche caricato su un furgone per poi scaricare il corpo nel fiume Volturno. Sarebbe stata poi la moglie dell'uomo deceduto a denunciarne la scomparsa ai carabinieri perché non lo aveva visto rincasare. Ai carabinieri la donna avrebbe addirittura riferito il luogo preciso in cui il marito con alcuni complici si era recato a compiere le attività criminose. I carabinieri riuscirono a risalire a Giovanni Capuozzo che - messo alle strette - confessò, recandosi insieme agli inquirenti sul Volturno nel luogo dove aveva abbandonato il cadavere. Prendendo in esame le ferite riportate da Dasmir Xhelpa in seguito allo sparo gli inquirenti - avvalendosi della perizia degli esperti in balistica Affinita e Giaquinta - avrebbero accertato che Capuozzo aveva sparato per legittima difesa: la posizione e la tipologia delle ferite dimostra infatti che l'albanese si stava dirigendo verso il proprietario di casa quando è stato colpito dallo sparo del fucile da caccia.  Gli avvocati difensori dell'imputato - avv. Di Baia e avv. Iannettone - si baseranno proprio sulla legittima difesa per ricorrere in Appello: la sentenza a 10 anni di carcere prevederebbe anche un risarcimento danni di ben 50.000 euro che Capuozzo dovrebbe corrispondere alla famiglia dell'uomo ucciso.