In Italia è diventato ormai un genere di omicidio 'abituale' quello di una madre che uccide il proprio figlio, un atto gravissimo se consideriamo il forte legame che esiste tra una mamma e il suo piccolo. Il fatto più eclatante che ci viene in mente, è quello accaduto l'ormai 30 gennaio del 2002 a Cogne, quando Annamaria Franzoni, già condannata, ha ucciso atrocemente il suo bambino, Samuele Lorenzi. La madre non ha mai ammesso la sua colpevolezza, riconosciuta fino al terzo grado di giudizio. Un caso che ha fatto parlare tutta l'Italia, per moltissimo tempo: racconti, illazioni, supposizioni, incertezze e poi alla fine la condanna.

Cosa succede in una donna di così drammaticamente macabro da arrivare ad uccidere il proprio figlio e poi negare sino alla fine con assoluta lucidità? Questo è da scoprire sicuramente all'interno della psiche umana, evidentemente succede qualcosa che cancella la ragione e si perde totalmente l'autocontrollo.

Nel 2009 in provincia di Milano, una donna di 36 anni, strangola il figlio di 4, utilizzando un cavo elettrico, in questo caso la madre soffriva di depressione, è stata trovata vicino al piccolo in stato confusionale. Nell'agosto del 2011 una mamma di 48 anni, si allontana dalla spiaggia in pedalò con il figlio di soli 16 mesi e una volta a largo lo annega senza scrupoli. Quello più recente è successo nel 2013 in Calabria, una donna di 43 anni, uccide barbaramente il proprio figlio di 11 con un paio di forbici, poi tenta di togliersi la vita senza riuscirci.

Quello di oggi, lo conosciamo tutti, il piccolo Loris, lo scorso 29 novembre nel ragusano, in Sicilia, viene strangolato con le fascette da elettricista, poi il corpo viene gettato in un fosso e ritrovato dopo poche ore da un cacciatore del posto.

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La sua mamma è stata arrestata per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Troppe volte succede un fatto così grave negli ultimi anni e troppe volte non si sa nemmeno il perché succede: una madre per uccidere la sua piccola creatura deve avere dei problemi psichici molto gravi, questa è l'unica giustificazione che riusciamo a dare. Nessuna mamma riesce ad uccidere il proprio figlio, anche in maniera selvaggia e drammaticamente sconcertante, se nella sua testa esiste la ragione.