Pier Paolo Pasolini, regista, intellettuale, giornalista, che una notte infame, tra il primo e il due novembre del 1975, se ne andava via troppo presto. Perché lui, col suo genio, avrebbe prodotto altri film visionari e realisti, avrebbe scritto altri libri affascinanti ma anche rivelatori. Come quel Petrolio che non riuscì mai a concludere e che sarebbe stato molto scomodo. Un intellettuale che aveva previsto, già negli anni '60, la deriva a cui sarebbe arrivata la cultura italiana, dovuta all'avvento della televisione. Proprio mentre un paio di mesi fa il controverso regista newyorchese Abel Ferrara portava al Cinema le ultime ore della sua vita col film "Pasolini" (ad interpretarlo fu un ottimo Willem Dafoe) e proprio quando sta per uscirne un altro dove ad interpretarlo sarà il cantante napoletano Massimo Ranieri, fuoriescono nuove indiscrezioni sulla sua morte, che potrebbero riaprire il caso.

Nuovi particolari

Come noto, il suo cadavere massacrato fu ritrovato da una donna all'idroscalo di Ostia, per poi essere riconosciuto dal suo amico e collaboratore, l'attore Ninetto Davoli. All'epoca fu incolpato del suo omicidio l'allora 17enne Pino Pelosi (soprannominato dalla stampa "Pino la Rana") che quella notte era con lui. Il quale fu condannato a 9 anni e sei mesi. Ma Pelosi, successivamente, si è dichiarato innocente. E oggi la sua posizione potrebbe essere rivalutata alla luce del fatto che tracce di dna diverse dalle sue sono state rinvenute sugli indumenti di Pasolini. Bisogna però precisare che non si riaprirebbe il caso: il colpevole infatti resterebbe Pelosi, mentre la nuova traccia proverebbe solo l'ipotesi della presenza di presunti complici.

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Pelosi parla di sei persone che li avrebbero aggrediti. Uno manteneva lui, mentre altri due picchiarono con bastoni e calci il povero Pasolini. Successivamente da una Fiat 1300 coupè sono scese altre due persone che hanno massacrato di botte Pasolini. Infine, è arrivata anche l'Alfa Gt che l'ha investito.

Una morte atroce e per anni si è parlato di un agguato omofobo da parte di fascisti, anche se Pasolini era mal visto anche dal mondo comunista per le sue critiche al Pci.