Liberate due giorni fa dopo quasi sei lunghi mesi sotto sequestro, Greta e Vanessa torneranno in Siria come volontarie malgrado la drammatica esperienza vissuta? "Adesso conta soltanto che Greta e Vanessa possano riprendersi una vita normale", ha dichiarato oggi in un'intervista a La Stampa, Roberto Andervill, che con le due ragazze era responsabile del progetto Horryaty finalizzato ad aiutare la popolazione siriana.

Greta e Vanessa a casa dopo sei mesi sotto sequestro in Siria

Intanto è atteso oggi il rientro a casa di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo a Gavirate (Varese) e Brembate (Bergamo).

Dopo l'arrivo ieri a Roma, amici e parenti pronti riabbracciare le due cooperanti italiane. Del progetto Horryaty "ne parleremo quando sarà il momento, decideranno loro se andare avanti o chiudere...", ha detto Andervill riferendosi a un possibile ritorno di Greta e Vanessa in Siria dove lo scorso luglio furono rapite per essere rilasciate due giorni fa. E al cronista che gli chiede come replica alle accuse di essere un "cattivo maestro" Roberto Ardevill dice che "non è vero. Nessuno - ha aggiunto il cooperante - ha costretto Greta e Vanessa a partire.

Poi, ovviamente, capisco che nessun genitore può essere contento di vedere un figlio in zona di guerra". Ardevill ha raccontato di ricevere tanti insulti e offese su internet: "ma non ci bado".

Greta e Vanessa, ancora polemiche sul pagamento del riscatto

Nel frattempo, continuano le polemiche sul possibile pagamento di un riscatto per la liberazione di Greta e Vanessa. "Non era possibile abbandonare Greta e Vanessa al loro destino anche di fronte all'evidenza che hanno gravemente sottovalutato i rischi che correvano", ha detto la deputata di Forza Italia Renata Polverini intervenendo a Omnibus su La7.

"Non farei, però, rispetto al tema dei riscatti - ha aggiunto la parlamentare - un paragone con gli Stati Uniti d'America perché noi non abbiamo la pena di morte e il rapporto è quindi ben diverso. Il ministro degli esteri Gentiloni - secondo Renata Polverini - su questo è stato piuttosto reticente e ha lasciato quasi intendere che la merce di scambio non sia stato il denaro: credo che sia necessario - ha sottolineato la deputata di Forza Italia - fare chiarezza".

Il pagamento di un riscatto da parte dello Stato, secondo il diritto costituzionale "è addirittura un dovere dello Stato nei confronti dei cittadini", ha dichiarato invece il senatore del Partito democratico Luigi Manconi, presidente della commissione parlamentare per la tutela e la promozione dei diritti umani. "Il fondamento del rapporto tra cittadino e Stato - ha detto Manconi intervistato da La Repubblica - risiede nella promessa dello Stato di garantire l'integrità fisica e morale del cittadino nei confronti del nemico esterno e di quello interno. Il patto sociale - ha sottolineato il senatore del Pd - si basa esattamente su questo e lo Stato può pretendere ubbidienza dai cittadini se garantisce la loro incolumità.

E' questo - ha proseguito - che dà legittimità giuridica e morale allo Stato di diritto. Golda Meir diceva - ha ricordato il parlamentare dem - che quando si combatte il terrorismo non bisogna lasciare indietro nessuno dei nostri nelle mani del nemico. Ad ogni costo". Sul pagamento del riscatto "per questa volta, turiamoci il naso", ha detto il governatore del Veneto Luca Zaia (Lega Nord). "Non ci sono norme chiare. Spero però - ha sottolineato l'esponente leghista - che il pm che indaga faccia chiarezza".

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