La follia non ha fine e sembra aver preso il sopravvento sul mondo del giornalismo. Oggi, apprendiamo dall'Ansa la notizia di altre due esecuzioni. Non bastavano le stragi di Parigi, non bastava l'orrore che aveva colpito con assurda efferatezza la base di Charlie Hebdo, apprendiamo dall'Ansa un'altra strage di colleghi. Due cronisti tunisini Sofien Chourabi e Nadhir Ktari sono stati giustiziati dallo Stato Arabo ISIS dopo tre mesi di prigionia. I due cronisti erano stati rapiti il settembre scorso e giustiziati a Barqah, a sud di Bengasi. Secondo quanto scritto nel comunicato di rivendicazione, i due lavoravano per una tv che, come Charlie, aveva offeso l'Islam.

I due colleghi sarebbero stati rapiti a Sirte dove si trovavano per un reportage e da fonti interne i due avevano troncato i rapporti all'improvviso e si trovavano in una zona pericolosa per lavorare sui gruppi operanti in Libia dopo la caduta di Gheddafi. L'incompletezza e il vuoto di potere che aveva portato la Primavera Araba e la caduta dei Tiranni aveva dato il largo al diffondersi dell'odio per l'Occidente e alla nascita di fronde pericolose prima di Al Qaeda e poi dell'ISIS. La First Tv, per solidarietà nei confronti dei due reporter e delle loro famiglie, dal 21 ottobre aveva sospeso le trasmissioni. "Oggi il Presidente dell'Organizzazione Araba in Italia Foad Aodi ha stigmatizzato la strage di ieri e l'esecuzione dei due cronisti libici dicendo: "Prima si estirpano questi terroristi e prima gli arabi potranno vivere in pace, ma questo potrà avvenire solo se in primis saremo noi a estirpare il terrorismo".

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Aodi ha continuato tendendo la mano con la comunità Ebraica di Roma; il presidente Pacifici ha stigmatizzato l'atto barbaro dei due giornalisti e concorde alla collaborazione. Il Papa è rimasto inorridito da così tanta violenza ed ha invitato alla preghiera. Non sembrano dunque terminare gli atti di orrore che potrà mozzare le gole, sotterrare uomini, ma mai troncherà le matite che scriveranno sempre, in ogni luogo e senza essere intimoriti, perché da ieri siamo un po' tutti Charlie Hebdo.