A quanto pare Barack Obama sembrerebbe intenzionato a risolvere militarmente il problema del terrorismo islamico attraverso un'azione militare che in molti aspettavano già da un po' di tempo. Nel corso dell'annuale arringa tenuta dal presidente degli Stati Uniti circa la situazione attuale e politica del suo Paese (il cosiddetto stato dell'Unione), Obama ha chiesto al Congresso di agire militarmente contro lo Stato Islamico attraverso un'azione forte che permetta a tutto il mondo di vincere quella paura che attanaglia miliardi di persone dopo i recenti episodi di terrore in Europa.

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A dir la verità, l'inquilino della Casa Bianca ha agito d'astuzia fino a questo momento, pensando che se avesse immediatamente dichiarato guerra al Medio Oriente come fece Bush dopo l'11 settembre avrebbe solamente sacrificato moltissime vite umane e sperperato un mucchio di soldi.

Isolando economicamente l'Isis attraverso l'abbassamento del prezzo del petrolio con la complicità di Arabia Saudita ed Emirati, invece, gli Usa hanno tenuto solo come ultima alternativa il fatto di colpire militarmente Siria ed Iraq, ma la pazienza del presidente Usa dev'essere finita, dato che di fronte ad una maggioranza repubblicana, ha utilizzato il termine "bombardiamoli", rimasto nascosto fra le righe di tutto il mondo occidentale fino a questo momento.

Il presidente ha dichiarato, inoltre, che con la crisi alle spalle, l'America può permettersi interventi mirati per riequilibrare la propria economia, tassando la classe più ricca e rilanciando quella medio-bassa grazie ad un programma di istruzione gratuita per l'Università pubblica e un finanziamento di programmi culturalmente utili per le nuove generazioni, aggiungendo che non va neanche sottovalutato il problema degli hacker, rei di aver violato i sistemi informatici a stelle e strisce nel corso dell'anno appena concluso.

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Obama ha parlato, infine, della necessità di togliere l'embargo a Cuba, ragionando sul fatto che se un tale provvedimento non ha prodotto risultati in cinquant'anni, è giunto il momento di cambiarlo.