Chiunque pensi che utilizzare i social network al di fuori della vita professionale per motivi ludici senza che questi vadano ad intaccare, appunto, il lavoro, allora dovrebbe ricredersi. Sono numerose infatti le testimonianze, o i fatti riportati dai giornali, di persone "punite" dalle loro stesse aziende per aver espresso pensieri o parole poco ortodosse sui social network, vuoi contro il datore di lavoro, vuoi contro alcuni colleghi o, in alcuni casi, anche per aver espresso opinioni ritenute "razziste, omofobe o violente".



L'ultimo caso di questo tipo è avvenuto in Italia, precisamente a Ivrea: il dipendente di un'azienda della zona è stato licenziato in tronco perché su Facebook avrebbe dato della "MILF", acronimo inglese che intende descrivere una donna adulta madre di famiglia ma ancora sessualmente attraente, ad alcune sue colleghe.

Lo sfogo, pubblicato d'impeto sul social network, è nato in seguito ad una vertenza con l'azienda stessa ed è stato "fatale" per il poco assennato dipendente, licenziato in tronco poche ore dopo l'accaduto.



L'episodio risale a maggio 2014. L'uomo, successivamente, ha fatto ricorso al tribunale di Torino per ottenere il reintegro all'interno dell'azienda: non solo il giudice ha respinto la richiesta di riassunzione presso la sua ex compagnia, ma lo ha anche condannato a pagare le spese legali a causa dell'"assoluta gravità" dell'espressione utilizzata sul social network.



Sembra infatti che il protagonista della vicenda abbia utilizzato all'interno del suo sfogo su Facebook l'infelice espressione "MILF arrapate" in direzione di alcune colleghe, con le quali evidentemente non correva del buon sangue.

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Il giudice ha ritenuto l'espressione estremamente grave, anche perché "potenzialmente visibile da circa un miliardo di persone all'interno del social network" nonostante il commento fosse stato cancellato quindici giorni dopo la sua apparizione. Inoltre, il giudice ha motivato la sua scelta di punire il lavoratore perché "l'acronimo MILF non è più impiegato in modo estensivo come apprezzamento verso quelle donne che, nonostante abbiano una famiglia a cui badare, siano ancora sessualmente appetibili, bensì per insultarle in modo volgare con pesanti riferimenti sull'aspetto fisico e l'età avanzata".