Un ex ostaggio nelle mani degli estremisti dello Stato Islamico, tenuto prigioniero in Siria per sei mesi ha descritto finte esecuzioni ed altre forme di tortura psicologica contro di lui e gli altri compagni di sventura. Il giornalista spagnolo Javier Espinosa ha scritto sul Sunday Times che il militante Mohammed Emwazi ha giocato un ruolo da protagonista nelle esecuzioni simulate. Emwazi è il londinese soprannominato Jihadi John, ovvero John il jihadista, che si crede abbia un ruolo centrale in una serie di decapitazioni riprese in video.

Espinosa, che lavora per El Mundo ed era in missione per il quotidiano spagnolo, venne rapito nel mese di settembre 2013, ha descritto Emwazi come uno psicopatico assetato di sangue che si divertiva a minacciare lui e gli altri ostaggi occidentali.

Ha infatti raccontato che Emwazi con lui si divertiva ad accarezzargli il collo con una lunga lama descrivendogli come lo avrebbe decapitato: "Senti che freddo, vero? Puoi immaginare il dolore che sentirai quando la lama ti taglierà la gola". Queste le terribili parole che usava Jihadi John.

Emwazi poi continuava a descrivere con tutti i dettagli come si sarebbe verificata la decapitazione e spiegava dove avrebbe messo la sua testa, dopo. Il giornalista ha descritto poi come i militanti si compiacevano nel raccontare quanti ostaggi avrebbero decapitato al giorno, a volte più di 20. Sempre Emwazi poi usava un'antica spada per le finte esecuzioni, ed una volta ha continuato puntandogli una pistola scarica Glock alla testa e premendo il grilletto tre volte.

Il giornalista spagnolo quindi ha raccontato che lui e gli altri ostaggi avevano soprannominato i tre jihadisti inglesi che facevano parte del gruppo islamico "The Beatles", anche se il complesso di Liverpool era composto di quattro membri.

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Il soprannome "Jihadi John", in seguito reso famoso dalla stampa britannica, era un riferimento per John Lennon. Espinosa è stato rilasciato nel marzo 2014 dopo essere stato tenuto prigioniero per 194 giorni. La maggior parte degli ostaggi che erano con lui sono stati rilasciati, ma sei di loro sono stati uccisi e di uno si sa che è ancora prigioniero. Marc Marginedas, un secondo giornalista spagnolo del Periodico de Catalunya, anch'egli liberato, ha raccontato che aveva spiegato ai suoi rapitori che non era una spia e che era entrato in Siria due volte ed era sempre stato trattato bene. Un rapitore non identificato allora gli aveva risposto: "Sei entrato in Siria due volte e ti è sempre andata bene. Questa volta ti ammazziamo. E non cerco di fare il buono. Io non ti amo. Coloro che amo sono i miei fratelli che sono venuti qui per combattere".