Dopo l'incendio e le polemiche che hanno fatto seguito questi giorni sul "caso amianto", i disagi per i passeggeri dei voli da e per Fiumicino e Ciampino non sono finiti. Un problema al centro di controllo radar di Ciampino ha rallentato i sistemi di monitoraggio. Tutto è accaduto alle 13.30 di oggi e, come spiega l'Enav, si sono avuti "disagi, ritardi e alcuni voli sono stati dirottati su altri scali. I sistemi di back-up del centro radar stanno funzionando, ma il servizio non è ottimale".

Un problema tecnico, quindi, in uno dei quattro centri di controllo radar presente sul territorio italiano, quello di Ciampino appunto.

E' da qui che viene gestito il traffico aereo sulla dorsale tirrenica e occidentale della penisola. Riparato il guasto, però, i ritardi sono rimasti e si tenta di smaltirli all'indomani di una già difficile situazione da gestire. Sebbene i sistemi di emergenza siano entrati subito in funzione, alcuni voli in arrivo sono stati dirottati su altri scali. Il traffico aereo, mai rimasto bloccato a seguito del problema (almeno secondo quanto sostiene l'Enav), è tornato progressivamente alla normalità. Ma è ovvio che l'intero sistema richieda del tempo affinché riprenda la piena funzionalità.

Un ennesimo problema si aggiunge a quelli già patiti dallo scalo romano. Solo ieri, infatti, si era appresa la notizia della fuga di tre cittadini algerini a bordo di un volo Alitalia, partito da Algeri e con scalo proprio a Roma, prima di proseguire per Istanbul.

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I tre, insieme ad altri connazionali, erano stati rimpatriati. La fuga dei tre ha messo a rischio l'incolumità degli altri passeggeri. Con l'apertura del portellone, infatti, si sono attivati gli scivoli di emergenza. Una volta a terra, scappare è stato fin troppo facile. Un'impresa che ha dei precedenti. Nella fattispecie il 2 ottobre 2014, quando trentacinque algerini avevano fatto perdere le proprie tracce eludendo i controlli dei documenti.

Tutto ciò accade presso l'Aeroporto Internazionale Leondardo da Vinci di Roma. Proprio lo stesso in cui le fiamme hanno incendiato, oltre il Terminal 3, anche gli animi di chi vi lavora. Dopo la scoperta della probabile (anzi, ormai quasi accertata) presenza di amianto tra le macerie che si fatica a smaltire, dietro le nubi di un fumo chiaramente malsano si nascondono crepe abbastanza evidenti nel sistema di sicurezza e tutela delle persone.

Oggi si parla di cinque nomi iscritti nel registro degli indagati della procura di Civitavecchia che si sta occupando del caso.

L'ipotesi di reato è concorso in incendio colposo. Le cinque persone sono dipendenti della ditta appaltata per la gestione e la manutenzione degli impianti di condizionamento e di riscaldamento dell'aeroporto romano. Secondo i magistrati, che hanno lavorato sui filmati ripresi dalle telecamere a circuito chiuso, le cinque persone erano a lavoro presso il locale di servizio E9 proprio poche ore prima che il rogo divampasse. Si trovavano nel locale per risolvere un problema di surriscaldamento al quadro elettrico che avevano pensato di risolvere con un condizionatore portatile.

Da verificare anche l'effettiva funzionalità dei presidi antincendio, soprattutto alla luce di quanto emerso, ovvero che, a parte qualche estintore e rilevatori di fumo e calore, non ci sarebbero porte tagliafuoco o sistemi automatici a pioggia. Resta quindi da appurare se l'aeroporto gode delle necessarie prescrizioni per la tutela dell'incolumità dei suoi dipendenti e dei passeggeri.

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