Dopo l'incendio che ha distrutto parte del Terminal 3 dell'Aeroporto di Fiumicino, si respira un'aria pesante. Non solo da un punto di vista "umorale" dei dipendenti, ma anche e soprattutto dal punto di vista della salute degli stessi. Diverse le persone che hanno avuto bisogno di recarsi al pronto soccorso con sintomi d'intossicazione. E a preoccupare è l'allarme lanciato dagli stessi addetti dello scalo che, dal giorno seguente l'incendio, lamentano disturbi e divulgano le immagini di lastre di Eternit crollate dai soffitti del terminal.

Una consapevolezza acquisita con il senno di poi quella di aver lavorato a stretto contatto con un pericolo mortale.

"Dopo il rogo sono state avviate subito indagini strumentali per il rilievo di inquinanti pericolosi per la salute degli operatori aeroportuali e dei passeggeri. I risultati giunti, in meno di 24 ore, evidenziano che i valori riscontrati sono nettamente inferiori a quelli previsti dalla normativa nazionale e internazionale per l'esposizione di lavoratori in un turno di 8 ore", fa sapere Aeroporti Roma in un comunicato diffuso nella serata di ieri.

Mentre oggi le voci della protesta si alzeranno tra le 11 alle 12.50. Lo sciopero è stato indetto dai sindacati FILT Cgil, Fit Cisl Rieti, UilTrasporti e Ugl Federazione Nazionale Trasporto Aereo. Sebbene siano rassicuranti i comunicati da parte di Adr, sono di fatto sempre numerosi i casi di malori. E tutti con gli stessi sintomi: lacrimazioni, vomito o problemi alla gola.

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Le esalazioni ci sono. È un dato ormai appurato con il quale gli operatori aeroportuali hanno a che fare da quasi una settimana. L'aria è irrespirabile, non solo per quanti lavorano nei terminal (comunque costretti ad una pausa di 15 minuti almeno ogni ora), ma per le diverse migliaia di passeggeri che transitano nello scalo internazionale.

Si chiede un intervento deciso. E, soprattutto, che il "caso amianto", denunciato prima sulla pagine di Facebook, giunga sulle scrivanie delle autorità competenti. Ad occuparsene è la procura di Civitavecchia, il quale ha aperto un fascicolo per incendio colposo contro ignoti. Se confermata la causa dello sviluppo del rogo da un corto circuito provocato da un condizionatore portatile, si dovrà rivolgere l'attenzione sulla ditta di aerazione che aveva da pochi giorni effettuato i controlli di routine sull'impianto e che è stata ascoltata dagli inquirenti.

Non bastava, quindi, l'incendio. Se questo, infatti, è stato spento, spente non sono le polemiche e le denunce.

Mille metri quadrati dell'area commerciale sono andati in fumo. Lo stesso fumo che ora intossica le persone e che non fa chiarezza sulla reale portata della sua pericolosità. Manca, oltre alla conferma o smentita della Asl, anche la versione del Dipartimento di prevenzione della Rmd che, per parte sua, non è in grado di fornire alcuna risposta precisa e concreta sulla presenza o meno dell'amianto nell'edificio vista la mancanza di una mappatura specifica. Una questione che, purtroppo, richiederà molto tempo per essere esaminata.

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