Il nostro connazionale Sandro Abati, 48enne originario di Alzano Lombardo, Bergamo, è rimasto ucciso nel massacro talebano avvenuto a Kabul, durante l'attacco suicida che si è concluso con 14 morti, dei quali 9 stranieri, e decine di feriti. L'attacco è avvenuto al Park Palace Guest House, residence per stranieri che si trova in un quartiere a Est della città nelle adiacenze di un complesso delle Nazioni Unite e di varie ambasciate. Nell'attacco, è rimasta uccisa anche la compagna di Abati, Aigerim Abdulayeva, 28enne di origine Kazaca.

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I due ragazzi a breve sarebbero dovuti rientrare in Italia per unirsi in matrimonio.

I parenti della vittima, che lavorava come consulente nel settore della promozione degli investimenti in Afghanistan, ed era molto conosciuta anche negli ambienti del volontariato, sono stati avvisati telefonicamente dall'unità di crisi della Farnesina, che ha chiesto loro una sua fotografia al fine di procedere con l'identificazione.

La salma rientrerà in Italia, facendo scalo a Roma, entro 15 giorni. Gli altri stranieri rimasti uccisi nell'attacco sono, un americano, un britannico e quattro indiani, tra i quali una donna, e due attivisti dell'organizzazione internazionale indipendente Actionaid. Tutte le vittime sono state confermate dalle rispettive ambasciate.

Nell'albergo avrebbe dovuto tenersi un concerto di musica tradizionale locale, che, fortunatamente, al momento dell'irruzione del commando di terroristi non era ancora iniziato e molti degli invitati dovevano arrivare; i talebani, armati di fucili mitragliatori, sono entrati improvvisamente nella struttura sparando all'indirizzo dei presenti, entrando stanza per stanza alla ricerca di turisti stranieri. Il commando ha preso in ostaggio 54 persone e, se non fosse stato per l'irruzione delle forze speciali della polizia, il bilancio della strage sarebbe stato molto più grave, poiché i terroristi indossavano cinture esplosive con le quali avrebbero voluto farsi esplodere per causare il maggior numero di morti possibile.

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Tutte le persone inizialmente prese in ostaggio sono state messe in salvo e i terroristi uccisi. L'azione è stata rivendicata dal portavoce dei talebani Zabiullah Mujahid, come protesta per la decisione della Nato di prolungare la missione militare in Afghanistan, che ha aggiunto che non tollereranno la presenza degli "invasori" nel Paese e che gli attacchi proseguiranno fino alla sua completa liberazione.