Il Giappone ha tremato, ancora una volta; esattamente alle ore 20 (locali) del 29 maggio , con una forte scossa di magnitudo 8,5 (cioè la scala che caratterizza l'aspetto di un Terremoto misurando indirettamente l'energia rilasciata) , il cui epicentro è stato individuato presso le coste delle isole Ogasawara, a circa 950 chilometri a sud di Tokyo.

L'intensità ( che, è bene ricordarlo, è invece la scala che indica gli effetti locali e potenziali in base ai danni prodotti sulla superficie terrestre e dell'impatto su uomini, animali, strutture, ed elementi naturali) è stata quantificata come pari a 5+ su una scala di 7 livelli, ma è stata avvertita distintamente nella piana di Kanto, dove si estende la capitale Tokyo, con un'intensità pari a 4.

La terra ha tremato per circa un minuto.

Nessun allarme Tsunami è scattato dal centro meteorologico nazionale. I media locali segnalano che non sono stati rilevati danni significativi a persone o cose, ma solo interruzioni precauzionali di alcuni trasporti pubblici ad alta velocità.

Da sempre il Giappone si è classificato come paese all'avanguardia nella gestione e prevenzione degli effetti, disastrosi quanto inevitabili, della natura, non solo a livello ingegneristico, ma altresì con una capillare opera di educazione civica e addestramento all'emergenza, che ha reso la popolazione giapponese tra le più preparate al mondo nell'affrontare i rischi naturali insiti nella sua collocazione geografica.

Sono vive nella mente di tutti le immagini del terremoto di Sendai e del Tohoku del 2011, il più forte terremoto mai misurato in Giappone e settimo terremoto per magnitudo nel mondo ( circa 9,1), a cui è seguito il violento Tsunami, che ha causato la maggior parte dei 25 mila morti totali .

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Per intenderci, se lo stesso terremoto fosse avvenuto all' Aquila nel 2009 ,  oggi l' Italia  sarebbe probabilmente spaccata in due.

Da quell'evento è poi scaturita una vera e propria l'emergenza nucleare ( la prima nella storia del Giappone) , dovuta al danneggiamento, da parte dello Tsunami,  del sistema di raffreddamento dei reattori nucleari della centrale di Fukushima 1, situata nella omonima prefettura, e i cui effetti si ripercuoto ancora oggi sulla nazione nipponica.

L'Italia dunque , come fecero anche gli Stati Uniti dopo il terremoto di San Francisco del 17 ottobre 1989, dovrebbe prendere esempio dal virtuoso Giappone per realizzare ulteriori piani efficaci di protezione civile contro il rischio idro-geologico, vulcanico e sismico, a cui anche lo stivale è notevolmente esposto.

Ciò si traduce in informativa e prevenzione su larga scala, strutture di pronto uso e cartellonistica adeguata,  pianificazioni dettagliate delle evacuazioni post evento, kit di emergenza nelle strutture pubbliche ed uffici e soprattutto esercitazioni cicliche. Tutti con costi economici relativamente significativi, ma incomparabilmente inferiori a qualsiasi costo in termini di vite umane.