Anche a questo sono arrivati i giovani impegnati presso gli Uffici Giudiziari di tutta Italia, ad "invocare", tramite l'hashtag "#Borsexit" l'emanazione del bando per le borse di Studio spettanti a coloro che svolgono un tirocinio previsto dall'articolo 73, comma 8 bis del "Decreto del Fare" (D.lgs. 69/2013). Ma non solo, hanno spedito lettere, email, postato messaggi sulle bacheche social affinché i Ministeri competenti, giustizia ed Economia e Finanze, udissero la loro protesta. Un'azione "virale" che forse ha prodotto qualche frutto, dal momento il Decreto concernente le Borse di Studio sembra sia essere in corso di registrazione presso la Corte dei Conti.

Del resto, nella sua relazione al Parlamento, il Ministro della Giustizia Orlando non ha potuto non [...] "evidenziare l’impegno ad assicurare agli uffici giudiziari un adeguato supporto anche attraverso l’opera dei tirocinanti. Sono entrati negli Uffici per il processo in 1150 quest’anno, e abbiamo deciso di prorogarli per il prossimo anno. A questo numero vanno aggiunti i quasi 3000 tirocinanti ex art. 73. Abbiamo inoltre firmato tre protocolli di intesa – con Lazio, Emilia Romagna e Veneto – per l’assegnazione temporanea del personale delle Regioni presso gli uffici giudiziari dei rispettivi distretti."

A fronte di oltre 3000 tirocinanti affiancati ai Giudici di tutta Italia, solo 1166 riusciranno però, secondo i calcoli, a conseguire l'agognata borsa di studio di 400 euro mensili, per il 2016 appena trascorso, borsa che comunque resta legata formalmente alla situazione reddituale.

E non è nemmeno la situazione peggiore.

Ad esempio, pochi hanno consapevolezza delle attività svolte dai Praticanti delle Avvocature dello Stato di tutta Italia, i quali sono comunque selezionati sulla base degli ottimi risultati della loro carriera universitaria ed impiegati, in affiancamento ad un Avvocato dello Stato, nella stesura di atti, pareri e per le attività di udienza.

Insomma, operano anch'essi, al di là del banco del Giudice, per fare gli interessi del "Cliente", le amministrazioni pubbliche, il tutto però a compenso zero.

Ebbene si, perché, a differenza dei loro colleghi in affiancamento a un Magistrato, per il loro praticantato le "borse di studio" sono regolate da previsioni diverse (art. 9, quarto comma, del D.L.

90/2014) e si quantificano in una percentuale (25%) delle somme ricavate dalle "vittorie in giudizio" ottenute dall'Avvocatura dello Stato a partire dalle sentenze emesse in giudizio dopo il 24 giugno 2014. Una disciplina dunque farraginosa, condizionata dall'esazione e ripartizione delle competenze professionali, zeppa di verifiche contabili e su cui manca ancora un regolamento specifico per la distribuzione "concreta" di tali somme, semmai si arrivasse a determinare la costituzione del nuovo capitolo, nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e finanze.

Il risultato: lo Stato, pur predicando bene, razzola male, trattando i suoi giovani praticanti avvocati nel medesimo modo in cui rimprovera vengano trattati la maggior parte degli omologhi impiegati negli studi professionali, cioè senza alcuna ricompensa, neppure in misura minima, per il lavoro svolto, in barba agli obblighi deontologici.

Infine, rispetto a colleghi che hanno scelto di svolgere invece un tirocinio con un Giudice (per cui il riferimento normativo è sempre lo stesso, l'articolo 73 del decreto del fare), sembrano trovarsi addirittura in una posizione deteriore, se non discriminatoria, a fronte del servizio pubblico comunque reso alla collettività.

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