La vicenda

Il naufragio del peschereccio con a bordo oltre 800 migranti è avvenuto il 18 aprile scorso durante le immediate operazioni di soccorso. La scena dell'affondamento è stata descritta dettagliatamente dai 28 sopravvissuti: il mezzo sarebbe entrato in collisione con la nave portoghese 'King Jacob'. Lo scafista tunisino, secondo il racconto dei passeggeri, avrebbe puntato la prua della nave portoghese e pilotato senza fare attenzione. Secondo la Procura di Catania, la quale ha aperto un'inchiesta subito dopo la tragedia, le vittime potrebbero essere più di 800.

Le testimonianze

Era un peschereccio lungo circa 20 metri con a bordo circa 900 persone. Solo 28 sono riusciti a sopravvivere. Secondo il racconto dei superstiti, dal momento in cui la nave portoghese si era avvicinata al peschereccio, tutti i migranti si misero in un lato provocando così il capovolgimento della nave stessa. Secondo altre testimonianze a provocare l'affondamento della nave sarebbe stata un'onda causata dall'alta velocità del mezzo portoghese. La Procura di Catania ha un'idea ben diversa rispetto le testimonianze raccolte: l'affondamento sarebbe stato causato da alcune manovre sbagliate. Quel giorno sono stati recuperati 24 cadaveri e la Polizia ha arrestato i due scafisti che hanno provocato l'incidente, il tunisino Mohammed Ali Malek, di 27 anni, e il siriano Mahmud Bikhit, di 25 anni. Bisogna aspettare la fine delle operazione di recupero per confermare la presenza, secondo altre testimonianze, sotto i 370 metri di profondità, di un numero pari a 900 corpi.

Le operazioni di recupero

Il Consiglio dei Ministri ha dato il suo consenso al recupero dei delle vittime del naufragio. Tali operazioni verranno effettuate con il Gaeta e le navi Leonardo e Gorgona utilizzando anche mezzi a comando remoto sotto la supervisione del Gruppo Operativo Subacquei. Il peschereccio è stato localizzato alcuni giorni dopo il naufragio a circa 85 miglia dalle coste libiche e si trova ad una profondità di oltre 370 metri.
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