L'anno scorso in questo periodo, esattamente il 17 luglio, il volo MH17 della Malaysia Airlines, con 298 passeggeri, precipitava sopra Donetsk Oblast, in Ucraina. A distanza di un anno non è stato ancora possibile chiarire le dinamiche dell'incidente, né tanto meno individuarne i responsabili. In una dichiarazione il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon ha ribadito che "le vittime devono essere onorate. Uno sforzo collettivo è necessario sia per accertare la verità circa l'incidente, sia per determinare i responsabili".

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A tal proposito, all'inizio del mese l'Olanda, insieme ad altri quattro Stati coinvolti nelle indagini, ha esortato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad istituire un tribunale internazionale, considerandolo come "il modo migliore per garantire giustizia alle vittime e ai loro cari".

La Russia pone il veto

Ieri a New York si sono svolte le votazioni. All'evento hanno partecipato tutte le 15 nazioni che compongono il Consiglio di Sicurezza. Ben 11 di queste si sono espresse a favore del provvedimento, l'Angola, la Cina e il Venezuela si sono astenute, mentre la Russia ha esercitato il proprio diritto di veto. Pertanto, la decisione dei russi ha di fatto bloccato il procedimento per l'implementazione del tribunale internazionale proposto al Consiglio. Secondo le regole infatti, se uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza esprime un voto negativo in merito ad una risoluzione, il testo non può essere approvato e di conseguenza adottato.

Tuttavia la risoluzione sarebbe stata un primo passo fondamentale verso l'individuazione dei responsabili dell'abbattimento del volo MH17, in quanto avrebbe dato il via ad un'indagine tecnica di portata internazionale che avrebbe dovuto stabilire le cause dello schianto.

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Dalla Malaysia, dall'Australia e dall'Ucraina arrivano profonde critiche

Il ministro dei trasporti malesiano, Liow Tiong, si è detto estremamente "deluso" dalla decisione della Russia di porre il veto. Attraverso una nota, anche l'ufficio del primo ministro australiano Tony Abbot non si è risparmiato dal criticare l'atteggiamento tenuto dai russi, definendolo del tutto "oltraggioso". La nota continua: "Con la sua azione di oggi, la Russia ha dimostrato un totale disprezzo verso il diritto delle famiglie delle vittime di conoscere i responsabili dell'incidente e di vedere questi criminali di fronte alla giustizia. La Russia ha avuto l'opportunità di far parte della comunità internazionale in questo sforzo, ma le sue azioni rafforzano le preoccupazioni circa la protezione che starebbero offrendo ai colpevoli".

Ancora più dure le parole che arrivano dall'Ucraina. Il ministro degli esteri Pavlo Klimkin ha infatti detto: "Non esiste alcun motivo per opporsi a questo progetto di risoluzione, a meno che non sia tu stesso il responsabile".

Il governo russo ha provato a difendersi: l'inviato alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, ha sostenuto che le eventuali azioni penali sarebbero state prese in forma "privata". Churkin inoltre ha criticato l'eccessiva propaganda mediatica e ha aggiunto che agli investigatori russi fosse stata negata la parità d'accesso al luogo dell'incidente. Tuttavia sembrerebbe che Mosca abbia redatto una risoluzione alternativa  che non include un tribunale ma richiede un'inchiesta internazionale completa.