Dopo la notizia dei giorni scorsi - confermata da più fonti e organi internazionali - relativa alla morte dell'ex “leader supremo” dei talebani, Mohammed Omar, nella giornata di venerdì un portavoce del gruppo terroristico ha reso noto che Akhtar Mansour fosse stato nominato nuovo leader del gruppo.

L'annuncio è arrivato negli stessi giorni in cui in Pakistan si stanno svolgendo i colloqui di pace tra il governo afgano e i talebani. La notizia ha sconvolto profondamente i partecipanti, inoltre da indiscrezioni sembra che la scelta del nuovo Mullah non sia arrivata all'unanimità, ma anzi abbia amplificato ancora di più i dissidi tra le due fazioni interne al gruppo.

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Continueremo a combattere

In questo clima infuocato, nella giornata di ieri, attraverso un messaggio audio di circa 30 minuti, Akhtar Mansur ha tenuto il suo primo discorso in veste di nuovo Mullah.

Continueremo la nostra jihad e continueremo a combattere fino a quando non porteremo la regola islamica in tutto il paese” ha assicurato il nuovo leader, invitando tutti i combattenti ad unirsi perché un eventuale divisione interna “non farebbe che piacere ai nostri nemici”.

Non vogliamo la Pace

Dopo che il il presidente afgano Ashraf Ghani ha dichiarato quanto i negoziati di pace con i talebani fossero “una priorità assoluta", nei primi giorni di luglio ha avuto luogo a Murree, in Pakistan, il primo round di colloqui formali. Una seconda tornata era in programma venerdì ad Islamabad, ma è stata rinviata dopo la conferma ufficiale della morte di Omar da parte degli stessi talebani.

In merito ai negoziati il governo afgano si era detto assolutamente ottimista, ma dopo aver ascoltato le parole pronunciate dal nuovo Mullah si sarà dovuto ricredere.

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Mansour ha infatti affermato: ”Si sente tanto parlare di colloqui di pace, ma questa non è altro che una campagna propagandistica messa in atto dal nemico. Loro stanno diffondendo la loro propaganda, spendendo denaro e attraverso media e studiosi cercano di indebolire la nostra jihad, ma noi non prestiamo attenzione a nessuna di queste cose. Il processo di pace non ci interessa”.