A 4 anni dall'incidente nucleare, classificato di livello 7 dall'AIEA, avvenuto a Fukushima in seguito ad un terremoto ed al successivo tsunami che si abbatterono sulla centrale, è stato riattivato, stamattina alle 10:30 locali, il reattore numero 1 della centrale nucleare di Sendai nella prefettura meridionale di kagoshima.

La riattivazione

La centrale è gestita dalla compagnia giapponese Kyushu Electric Power, e non dall'ormai tristemente nota Tepco che gestiva la centrale di Fukushima. Il punto di criticità si dovrebbe raggiungere alle ore 23:00 locali, mentre il reattore comincerà a generare elettricità da venerdì, e dovrebbe entrare nel ciclo commerciale i primi giorni di settembre.

Nella centrale di Sendai è presente anche un altro reattore, quest'ultimo dovrebbe essere riavviato ad ottobre.

Il post Fukushima

Dopo il disastro di Fukushima erano stati fermati gli oltre 40 reattori presenti sul territorio giapponese, nello stesso tempo sono state implementate le norme relative alla sicurezza delle centrali nucleari. Il portavoce del governo Yoshihide Suga ha dichiarato che i criteri di sicurezza introdotti nel 2013 in Giappone sono "i più severi al mondo", e che il Giappone "non può prescindere dal nucleare per quanto riguarda le sue attuali politiche energetiche".

Le proteste degli ambientalisti

La reazione degli ambientalisti non si è fatta attendere, infatti la notizia della riapertura è stata accolta da forti proteste da parte degli attivisti contro il nucleare intorno alla centrale di Sendai (cui ha partecipato anche Naoto Kan, il premier in carica nel 2011), ed altre manifestazioni ci sono state nei pressi della sede del governo nipponico.

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Gli attivisti sostengono che anche le misure di sicurezza più severe non possono bastare per eliminare il rischio, ed inoltre la centrale di Sendai non è distante da alcuni vulcani molto attivi. Vale la pena ricordare che il disastro ha causato un notevole impatto ambientale dovuto alle radiazioni non solo nelle vicinanze della centrale ma anche nell' Oceano Pacifico. Rapporti parlano di mutazioni genetiche nelle colture e presenza di cesio nei mari, addirittura anche nei pressi delle coste nordamericane.