La procura svedese ha fatto cadere le accuse di aggressione sessuale nei confronti di Julian Assange che fra qualche giorno sarebbero prescritte. I giudici svedesi hanno preso questa decisione poiché sono trascorsi cinque anni dal momento in cui furono presentate le accuse dalle due donne che affermano di essere state violentate dall'uomo. Secondo un comunicato diramato, Julian Assange ''ha evitato il procedimento rifugiandosi nell'ambasciata dell'Ecuador''.

La versione di Assange

Dal canto suo, anche l'attivista australiano ha diramato un comunicato in cui cita: "Sono molto deluso. Non c'era bisogno di tutto questo. Sono innocente".  Assange, lo ricorderete, vive segregato nell'ambasciata dell'Ecuador dal 2012, dopo che nell'estate di quell'anno la Corte Suprema britannica gli aveva bocciato il ricorso contro il procedimento di estradizione in Svezia.

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Secondo il pensiero di Assange, la decisione di oggi è il naturale epilogo del rifiuto, da parte della procura svedese, di accettare la proposta di collaborazione che egli aveva offerto: "Venire nell'ambasciata (quella dell' Ecuador che lo ospita, ndr) per raccogliere la mia dichiarazione o promettere di non estradarmi negli Stati Uniti".

Cosa succederà, ora?

La decisione della procura svedese non ha suscitato solo le proteste del diretto interessato, ma come era prevedibile, anche quelle dei suoi difensori. Il pool dei difensori, per bocca del suo membro Jen Robinson, insiste nell'affermare che il loro assistito non ha mai rifiutato l'indagine, al contrario, "ha offerto continuamente la sua testimonianza e cooperazione". L'avvocato ha proseguito manifestando i suoi timori per ciò che concerne l'indagine americana, la quale non si ferma e rende concreto il rischio che Assange possa comunque essere estradato negli Stati Uniti. Nel proseguire la conferenza, la Robinson ha affermato che "Il rischio è reale, e in queste circostanze non può lasciare l'ambasciata", auspicando che per il suo assistito si trovi una soluzione nel più breve tempo possibile.

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