Padre Gratien ieri ha deciso di rispondere al Pubblico Ministero dopo un anno di in cui si era avvalso della facoltà di non rispondere. Mesi fa l'accusa lo iscrisse nel registro degli indagati per favoreggiamento nel sequestro e nell'occultamento di cadavere. Ora i reati ascritti sono peggiori e gravissimi: omicidio volontario ed occultamento di cadavere. Il nuovo legale, l'avv. Francesco Zacheo, ha deciso di cambiare la strategia difensiva. Avvalendosi del dispositivo dettato dall'art. 64 del Codice di Procedura Penale, questa volta ha deciso di sottoporsi ad un interrogatorio della durata di ben 8 ore.

Le rivelazioni al PM Marco Dioni

Le tantissime ore di interrogatorio non sono valse a granché.

Padre Graziano ha continuato ad impuntarsi sulla mai comprovata esistenza di un certo 'Zio Francesco', un magrebino sui 50 anni che si accompagnerebbe ad un cane. Sembrerebbe che l'indagato abbia voluto allontanare da sé ogni indizio per scaricare le colpe a una sorta di apparizione del tutto frutto della sua immaginazione.

Ciò che lo incastrerebbe pero' sarebbe anche l'incoerenza delle tre descrizioni, tutte diverse, che Gratien avrebbe fatto di questo personaggio, di fatto ancora occulto, così come avvalorato dagli inquirenti. Padre Gratien, oltre a confermare di non c'entrare nulla con la sparizione di Guerrina, ha sconfessato di essere stato anche in possesso del cellulare della presunta vittima. Avvenimento anche questo non credibile perché dal telefonino mobile della donna, il 1 maggio, è stato inviato un sms a quello di un altro sacerdote di cui solo padre Graziano era a conoscenza.

I migliori video del giorno

Lunedì l’avvocato Francesco Zacheo depositerà l’istanza affinché al suo assistito possano essere concessi gli arresti domiciliari. Contemporaneamente  il procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi e il sostituto Marco Dioni titolare dell'inchiesta chiederanno in ogni caso il rinvio a giudizio.

 

Giovanni Terzi, giornalista de "Il Giornale" si chiede come mai il prelato non sia stato ancora scomunicato dalla Chiesa, non tanto per il reato che al momento è  ancora presunto, quanto per lo stile di vita molto godereccio e molto poco sacrificale al quale Gratien non si è mai sottratto. L'uomo, che ora è accusato di omicidio, dovrebbe seguire pedissequamente le regole imposte dal Diritto Canonico. In primis la repressione degli istinti erotici. Nonostante queste norme, Gratien si intratteneva con meretrici varie e si approfittava anche di donne disperate che in cambio di denaro e aiuti gli concedevano  prestazioni sessuali. Certamente l'esempio morale di Gratien non è edificante. Ci sarebbe voluta almeno una Sospensione ad divinis (prevista dal canone 1333 del codice di diritto canonico della Chiesa Cattolica) che pero' non è ancora giunta. Secondo la Procura, la versione del prelato non è assolutamente credibile. Anzi, sembrerebbe un alibi che l'indagato si è inventato ad 'hoc' per incolpare qualcuno che non esiste. Il mistero di Guerrina Piscaglia rimane ancora insoluto.