Continuano i colpi di scena nella vicenda del cosiddetto "delitto di Pordenone", che è costato la vita a due giovani di belle speranze originari del sud e precisamente Trifone Ragone e la compagna Teresa Costanza, di professione impiegata presso un'Assicurazione. La donna aveva conseguito la laurea alla Bocconi di Milano e ne andava giustamente orgogliosa. Trifone era invece un militare.

Il momento decisivo

Dopo mesi di indagini accurate, condotte in particolare sul traffico telefonico dei due, il ritrovamento del caricatore di una pistola in un lago presente nelle vicinanze della palestra ha aperto scenari inediti e non poco sorprendenti, dopo che le ipotesi più fantasiose erano state formulate, in considerazione del fatto che Costanza e Ragone erano appassionati di movida e frequentavano alcuni noti pub della zona.

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Cosa ha armato la mano dell'assassino?

Tutta l'attenzione degli inquirenti si è ora spostata su un nome in particolare e precisamente quello di Giosuè Ruotolo, anche lui militare, che in passato ha abitato insieme a Trifone in un appartamento. Resta da dimostrare la responsabilità di Ruotolo e resta soprattutto da capire il movente del delitto consumato e cioè il motivo che avrebbe spinto l'uomo a tendere l'agguato mortale.

L'omicidio è stato posto in essere con notevole freddezza nel parcheggio in prossimità della palestra frequentata assiduamente da Trifone, trentenne ben conosciuto nella zona anche per la sua prestanza fisica. Giosuè Ruotolo ha 26 anni. La sua macchina è stata ripresa dalle telecamere nella zona del delitto. Martedì prossimo sarà interrogato.

Dove era quel giorno l'indagato?

Il crimine è stato commesso il 17 marzo 2015. L'alibi fornito appare debole. Ruotolo asserisce che si trovava nella sua abitazione. Ciò non trova per ora conferma. Nei prossimi giorni ne sapremo certamente di più. La morte violenta di Trifone e Teresa ha profondamente scosso la comunità di Pordenone. Per ora l'ipotesi più accreditata è che l'assassino, dopo avere colpito a morte i due con una pistola calibro 7,65, abbia commesso un grave errore forse dettato dal nervosismo: gettare il caricatore nelle acque di un laghetto.

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