Non si trattava di un semplice problema di stitichezza, ma di una ben più grave perforazione della parete gastrica. Il medico del pronto soccorso, dopo una radiografia, le prescrise in modo superficiale, "idratazione adeguata e alimentazione ricca di vegetali", limitandosi poi a rimandarla a casa nel giro di un'ora senza richiedere ulteriori accertamenti clinici. La paziente, il mattino dopo era già morta.

Un caso di malasanità accaduto a Milano 4 anni fa

E' successo all'Istituto Clinico Città Studi di Milano: la donna arrivò al pronto soccorso, quella mattina di dicembre, in preda a fortissimi dolori addominali, causati presumibilmente da stitichezza.

Il medico di turno le fece fare una radiografia ma - secondo la procura - diede solo un'occhiata alle lastre senza aspettare il referto dalla radiologia, rimandandola a casa nel giro di un'ora. Il giorno dopo, a causa di una perforazione gastrica degenerata in peritonite, la donna morì. Il dottore che la rimandò a casa senza aver approfondito il caso in modo adeguato, adesso rischia un processo: secondo l'accusa, infatti, pur avendo richiesto correttamente una radiografia per la signora Tiziana V, trascurò di attendere il referto nel quale si evidenziava la possibilità che ci fosse "presenza d'aria libera in sede sottodiaframmatica"; e quindi il sospetto di una perforazione da trattare con urgenza.

Il referto segnalava la necessità di una Tac

Troppo tardi: essendo la paziente ormai dimessa, nessuno si preoccupò di ricontattarla per farle eseguire i dovuti accertamenti. Chissà, forse la signora Tiziana V oggi sarebbe ancora viva, se le cose fossero andate diversamente.

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La procura imputa al medico una valutazione scorretta delle lastre, anche prima del referto; infatti se avesse osservato meglio il negativo, si sarebbe reso conto della gravità del caso e richiesto immediatamente una Tac. E' accusato inoltre di "mancato trattamento terapeutico", necessario nei casi di ulcera perforata, perchè si sarebbe dimenticato - o trascurato - di diagnosticarla.