L'opinione pubblica, ormai, riteneva che il carpentiere residente a Mapello, Massimo Bossetti, fosse l'assassino della giovane Yara Gambirasio. L'uomo, che è ristretto nel carcere di Bergamo, si è sempre dichiarato innocente, col pieno sostegno della moglie Marita e dei suoi legali. Nei giorni scorsi è emersa un'inattesa novità, che è destinata a fare molto discutere: su un polsino della ragazzina i Ris hanno abilmente individuate tracce riconducibili a una delle insegnanti di Yara: Silvia Brena. La donna insegna ginnastica.

Sangue

Va altresì aggiunto che intorno alla macchia lasciata da Silvia Brena c'era sangue, ma non è chiaro se appartenente a un uomo o a un animale.

Le indagini sulla tragica morte di Yara Gambirasio sembrarono giunte ad una svolta decisiva con lo "spettacolare" arresto di Bossetti, ammanettato mentre era al lavoro in un cantiere. L'uomo ha mostrato di soffrire i disagi della vita carceraria, anche per l'ostilità iniziale degli altri detenuti. Il dna o meglio le tracce di esso trovate sui leggins di Yara Gambirasio porterebbero a lui eppure gli avvocati difensori hanno sempre contrastato tale interpretazione con una serie di argomentazioni scientifiche. I magistrati inquirenti restano convinti che ad uccidere Yara sia stato Massimo Bossetti ma nessuno si aspettava questo colpo di scena che coinvolge l'insegnante di ginnastica. Le tracce che portano a lei, è opportuno precisarlo, riguardano una macchia di sangue. Silvia Brena dovrà spiegare come è potuto accadere che del suo sangue sia finito sul polsino di Yara, anche se in una palestra le occasioni di contatto tra singole persone indubbiamente non mancano.

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Le indagini

Nella primissima fase investigativa, per un banale errore di traduzione, si sospettò di un operaio extracomunitario poi risultato estraneo all'accaduto. Si ipotizzò inoltre una sorta di vendetta contro il padre di Yara, di professione imprenditore, ma anche tale ipotesi è stata presto scartata dagli inquirenti. Yara Gambirasio, secondo l'autopsia, è morta per ipotermia, cioè per il forte freddo di una notte affrontata all'aperto, indebolita dalle ferite subite. Gli investigatori sono al lavoro per dare un volto e un nome all'assassino.