Da anni i crocifissi erano stati tolti dalle aule, adesso il preside ha deciso anche di cancellare la tradizionale festa di Natale sostituendola con un concerto di canti d'inverno che si terrà a gennaio. Inevitabili sono scoppiate le polemiche all'istituto Garofani di Rozzano, una fascia periferica del milanese, frequentato da più di 1000 allievi, di cui 200 sono di origine straniera. "Dopo i fatti di Parigi, celebrare le tradizioni cristiane della natività avrebbe potuto sembrare, per qualcuno, una pericolosa provocazione." queste le parole riportate dal preside della Scuola durante una intervista. La stragrande maggioranza dei genitori, tra cui famiglie di religione diverse da quella cattolica, non ha preso bene la decisione. Il padre di uno dei bambini di origine non cristiana ha esplicitamente affermato: "Come io rispetto tutte le religioni, bisogna rispettare anche le loro tradizioni." Un altro gesto che dimostra l'unità delle varie religioni, come pochi giorni fa a Piazza San Marco.

Non solo a Rozzano si discute sui festeggiamenti natalizi nelle scuole

La scuola di Rozzano non è la sola che ha deciso di cancellare le tradizioni del Natale o addirittura di modificarle nel tentativo di non urtare la sensibilità di chi professa religioni diverse dalla nostra. In una scuola media di Bassano del grappa oltre al repertorio classico, al concerto Natalizio, gli allievi intoneranno canti in lingua araba. Mentre in provincia di Roma, le maestre di una materna di fonte nuova hanno deciso di fare il presepe, ma senza inserire la raffigurazione del Gesù Bambino e con i re magi che vestono i panni di migranti. Per evitare ogni sorta di dubbio, i presidi di due scuole nel torinese e a Piacenza hanno preso la decisione di abolire completamente il presepe nei loro plessi scolastici.

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Come si può vedere, gli eventi che hanno colpito la città di Parigi il 13 novembre scorso non sono passati inosservati e sono riusciti ad addentrarsi anche negli animi di presidi, maestre e professori delle scuole di tutta la penisola italiana. La tensione ed il timore di poter entrare nel mirino degli attentatori, porta i molti a modificare le proprie abitudini e le proprie tradizioni.