Natale, festa principale della cristianità ma anche festa dei bambini per i quali Babbo Natale continua ad arrivare, carico di doni, mito che resiste generazione dopo generazione. Natale 2015, i lunghi giorni che lo hanno preceduto sono stati densi di polemiche. Ha destato scalpore, tanto rumore sulla stampa e sulla scena politica, la scelta di Marco Parma, preside dell'Istituto "Garofani" di Rozzano, nell'hinterland milanese, che a fine novembre aveva reso nota la sua decisione di evitare le celebrazioni natalizie per non turbare gli alunni di altre confessioni religiose.

E come sempre in questi casi, come nelle tante polemiche che negli anni passati hanno accompagnato l'esposizione di immagini cristiane nelle scuole in una comunità ormai sempre più multireligiosa, in tanti hanno rispolverato la propria cristianità più o meno sopita. Risale a pochissimi giorni fa un caso curioso, simile per certi versi, accaduto in un istituto scolastico di Novi Ligure, in provincia di Alessandria.

Manca il presepe ed è subito allarme filo-islamista

Durante la tradizionale preparazione delle decorazioni natalizie nella scuola del novese, qualcuno ha diffuso la notizia che non sarebbe stato allestito il presepe.

Inutile dire che è scoppiato il finimondo sui social network, con accuse ingiuriose ed insulti pesanti nei confronti del preside. Tra le frasi scritte su un blog, ci limitiamo a riportare le meno offensive, c’era chi lo definiva “filo-islamico” o chi ha detto a chiare lettere che avrebbe fatto andare la figlia a scuola con una maglietta recante il presepe ed il crocefisso. Qualcuno, dotato di nera ironia, ha proposto in regalo al dirigente scolastico “un biglietto per una vacanza in Libia”.

Eppure sarebbe stato sufficiente recarsi a scuola per vedere che il presepe era in realtà in bella mostra e che a tutti gli effetti la notizia era semplicemente una “bufala”.

A proposito di Rozzano

Non stiamo a rivangare una storia trita e ritrita come quella di Rozzano. Era inevitabile che l’audace provvedimento del preside Marco Parma avrebbe scatenato un vespaio, alimentato da forze parlamentari apertamente contrarie alle attuali politiche sull’immigrazione.

Come la Lega Nord, con Matteo Salvini che distribuisce presepi negli istituti scolastici, e Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che pone il presepe a simbolo di identità nazionale. Nei giorni scorsi il cardinale Angelo Bagnasco è tornato sull’argomento, definendo “assolutamente ridicole queste questioni perché chi ne potrebbe essere disturbato dice che non è assolutamente disturbato e questo è segno di intelligenza e di buon senso”. Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana getta dunque acqua sul fuoco delle polemiche. Inutile dire che quanto disposto dal preside della scuola di Rozzano è stato avventato, altrettanto scontato considerare determinate prese di posizione piuttosto pretestuose.

Lo scoop a tutti i costi

In fin dei conti è facile intravedere la vera radice del problema: non sono i presepi, non sono gli integralisti islamici e nemmeno le politiche xenofobe. Sono i sensazionalismi di certe forme di comunicazione, buone solo a sollevare una questione, a gonfiarla ed alimentare fratture che allontano i processi di integrazione. L’obiettivo è una ricerca forsennata del clic in Rete e pertanto diventa facile far leva su un certo oscurantismo che non è tanto dissimile dal cieco fanatismo dell'Isis. Perché alla fine costoro che si schierano dietro ad un vessillo di ritrovata cristianità hanno dimenticato il vero significato del Natale.

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