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I programmi Tv che aprono alla vita passata di Ettore Scola, lo fanno alzandosi in piedi e ricoprendo gli studi di applausi. Il regista del paesino di Trevico in provincia di Avellino, viene commemorato e osannato da tutto il mondo dal giorno della sua morte, il 19 gennaio. Infiniti e indimenticabili sono i ricordi che lascia alla generazione degli anni '40 che lentamente sta ormai scomparendo; e con luì, penultimo regista di quell'epoca realista che raccontava l'Italia, andrà persa la maestria e l'insolita sua amara risata, lasciando a pochissime persone il 'privilegio' di poterne raccontare il passato. Gli attori famosi che ha avuto al suo fianco nel celeberrimo film "C'eravamo tanto amati" (commedia del 1974), sono ormai quasi tutti scomparsi; Stefano Satta Flores , Aldo Fabrizi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, e restano a raccontare di questo film l'attrice Stefania Sandrelli e Giovanna Ralli, come a farci notare, che il 'sesso femminile' è sempre l'ultimo a morire.

I ricordi alla memoria

Stefania Sandrelli è una delle due donne, del film sopracitato rimasta a raccontarlo; intervistata, tristemente rivela la tenerezza e la passione dell'ultimo ironico bacio di Ettore Scola, serrato tra le sue labbra il 10 luglio della scorsa estate. Giancarlo Giannini lo definisce non regista ma 'Uomo', ricordando la sua grande intelligenza e l'innata gioia di vivere, mentre narra di aver intrapreso con lui, nel film "Il dramma della gelosia" e poi "La cena", i primi passi della propria carriera. Sergio Castellito rammenta il suo 'maestro' con grande dolore'; figura importante di vita che si 'sprecava' con infiniti consigli, dandogli la sensazione di avere un secondo padre. Per Renzo Arbore la perdita di Scola è l'inizio della fine dei maestri della sua generazioneregisti che sapevano narrare con ironia lo stile italiano.

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Andrea Occhipinti, oggi produttore, racconta di aver recitato in una piccola parte del film "La famiglia", ricordando piacevolmente di questo maturo regista 'patriarca', l'intelligenza e l'ironia che lo rendevano un grande uomo. Osservava e studiava tutto ciò che gli girava intorno, pronto a coglierne l'essenza. Di Alessandro Gassman si legge, sul social twitter, un lungo elogio al regista iniziato con il titolo del film "C'eravamo tanto amati"; parole che riportano alla memoria la grande amicizia con il padre Vittorio, che nel '64 l'aveva spronato a diventare regista. 

Parole e pensieri adesso nel vento

Oggi tutti danno un senso a questo grande uomo, spentosi all'età di 84 anni dopo due giorni di coma nel Policlinico romano. La sua carriera è stata segnata da percorsi d'oro; trentanove film e infinite sceneggiature l'hanno reso uno dei registi più popolari del mondo e il più amato dai cittadini francesi. Tra i suoi film, onore al primo ciack del '64 intitolato, "Se permettete parliamo di donne"; tra i più famosi ricordiamo "C'eravamo tanto amati" del '74, "Brutti sporchi e cattivi" del '76, "Una giornata particolare" del '77 con Sofia Loren e Marcello Mastroianni, "La terrazza" '80, "Ballando Ballando" '83 e così via, nel successo ripetuto degli anni, fino ad arrivare al suo ultimo capolavoro del '13 titolato, "Che strano chiamarsi Federico", film dedicato all'amico e 'collega' Federico Fellini.

Finisce così la storia di un brillante uomo che ha saputo mettere a nudo, debolezze e fragilità di chi ha avuto accanto; un'artista modesto e mai fastidioso, se ne andato regalando ironia e saggezza, volando via come una piuma al vento.