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Parigi. Le proteste contro la riforma sul lavoro continuano a coinvolgere diversi settori. Dopo l’adesione di 6 su 8 raffinerie nazionali, è la volta delle centrali nucleari. La Cgt non demorde. L’occupazione delle piazze, gli scontri diretti con le forze dell’ordine e lo sciopero in settori strategici per l’Economia dimostrano che la lotta continuerà.

Negli ultimi giorni c’è stata la corsa alle stazioni di servizio. Code di un’ora per fare il pieno, ma i francesi non si lamentano, appoggiano la protesta e sostengono il sindacato del lavoro per ottenere la revoca di una riforma approvata dal Governo senza passare per il parlamento.

Una protesta radicata nella cultura e nel carattere, storicamente riconosciuta sin dai tempi in cui a cadere non erano le azioni in borsa ma le teste dei governanti nelle ceste di vimine sotto le ghigliottine.

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Per chi non vi avesse mai assistito, lo sciopero in Francia ha la s maiuscola. Quando passano le bandiere rosse della Cgt, tutto si immobilizza, strade, piazze e negozi. Oltre alle raffinerie, hanno aderito allo sciopero molte centrali elettriche e 16 su 19 centrali nucleari. Ci sono perturbazioni nei porti e nei trasporti.

Loi du Travail o Loi pour le Travail?

Il codice del lavoro non si tocca prima di chiedere il permesso ai diretti interessati. Nicolas Chapuis, giornalista politico, ha così riassunto la situazione in un articolo su Le Monde: “I parlamentari socialisti sarebbero pronti a discutere il testo della Legge sul Lavoro, ma sono stati liquidati in fretta dal Governo. Ciò dimostra quanto è forte il braccio di ferro su questa polemica”. E ha concluso: “Perché François Hollande e Manuel Valls si ostinano a non rivedere un testo che sta cristallizzando una tale protesta sociale?”

“La Loi Travail n’est pas une loi pour le travail”, si leggeva già in prima pagina sul Figaro del 16 marzo.

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Nata per far fronte al numero sempre crescente di chômeurs (disoccupati), sembra non aver fatto molto in merito (almeno fino alle prossime elezioni). Una riforma che prevede, tra gli altri punti, diverse misure a sfavore dei diritti dei lavoratori e delle classi sociali più basse, in termini di orari di lavoro, ore supplementari, ferie e procedure tra lavoratori e patronato, e ancora, ricorsi più veloci a favore del licenziamento. In sostanza, nulla di buono per chi lavora onestamente per arrivare a fine mese.

Il popolo è stufo del “liberalismo alla francese”, a favore dei grossi gruppi, dimostrazione dell’irresponsabilità sociale degli attori politici e dell’inefficacia di quelli pubblici. Una legge per il lavoro dovrebbe creare un dialogo tra imprese e governo, migliorare i trasporti usati per il lavoro, e rendere meno complesse le regole fiscali e sociali. È questo il caso?