Maggio è il mese mariano. Per i Crotonesi l’appuntamento è un rituale che si compie ogni anno. In questo Paese dell’estremo sud la ricorrenza assume una valenza ancora più significativa, poiché  quest’ anno la squadra del Crotone è assurta agli onori della cronaca guadagnandosi la serie A. Festeggiamenti doppi , ancora più attesi da vivere in questo maggio un po’ incerto dal punto di vista meteorologico.

Madonna di Capocolonna

Dire Crotone significa dire Madonna di Capocolonna, un’icona nera, una grande immagine che mantiene viva la nostra tradizione, tant’è che dire crotonesi significa dire Madonna di Capocolonna. La leggenda di questa immagine si perde nella notte dei tempi.

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Secondo alcuni, l’autore del quadro, di fattezza bizantina, è San Luca, che lo dipinse in un momento di estasi, tant’è che a soffermarsi davanti a quel quadro ci si sente rapiti dall’infinita dolcezza che promana dallo squardo della Vergine  che protegge i suoi figli sparsi per il mondo e a maggio li riunisce sotto il suo mantello. Forte è il richiamo della Madre e, chi può, fa di tutto per partecipare al pellegrinaggio notturno che da Crotone raggiunge il promontorio del Lacinio, dove esiste l’unica colonna superstite di un tempio dedicato alla dea Era Lacinia.

La storia vuole che questa festa religiosa prese il posto di quella pagana, quando da ogni parte si venerava nel tempio la grande Dea con offerte votive di ogni genere tra cui un meraviglioso diadema che il tempo ci ha restituito ed attualmente fa bella mostra di sè nel museo archeologico crotonese. Con l’avvento del cristianesimo La Dea fu sostituita dalla Vergine e si narra che, nel 1519  durante un attacco dei saraceni, la chiesetta del Lacinio venne razziata, e il quadro bruciato non fu lambito dal fuoco,  anzi irradiò bagliori miracolosi.

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A quel punto l’immagine venne caricata sulle navi per essere trasportata in Turchia e queste non si spostarono di un millimetro. Si decise di buttarla in mare; ritrovata da un pescatore fu custodita nel baule e questi, in punto di morte, confessò il suo segreto ad un frate. La cosa incredibile è che il pescatore si riprese anche dalla cecità e sordità da cui era stato colpito. Si gridò al miracolo ed anche quell’umile uomo affermò in seguito che faceva un sogno ricorrente in cui la Madonna gli chiedeva di voler ritornare nella sua chiesetta tra i suoi fedeli.

Fu il vescovo Antonio Lucifero che decise di portarla nella cattedrale ed istituì il pellegrinaggio che ogni anno si ripete puntuale tra una folla di fedeli che in processione accompagnano la Madonna tra canti e preghiere ed il miracolo si ripete da sempre. La notte ingoiata dall’alba nascente sta a significare che le tenebre vengono ingoiate dalla luce, quella luce che da sempre proviene da quella immagine amata, venerata, che continuerà ad essere il nostro faro nelle notti buie e tempestose.

Ma la festa ha anche il suo momento non strettamente religioso.

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Sacro e profano convivono, poiché ogni anno viene allestita una grande fiera che per quattro giorni si dipana lungo le vie alberate di un viale che si trasforma in uno spazio dal sapore arabo per tutto quello che viene venduto e per i numerosi espositori che provengono da ogni parte d’Italia e non solo. Ad allietare i più piccoli un grande luna park  preso d’assalto anche dai grandi per usufruire di novità legate a particolari attrazioni spettacolari e vivere per un momento giornate di spensieratezza. Insomma per farla breve può una festa determinare l’appartenenza ad un territorio? La festa della Madonna di Capocolonna lo fa senz’altro, tant’è che fino a quando la fiamma della fede albergherà nei cuori dei tanti, la devozione non subirà battute d’arresto ed ognuno potrà viverla secondo quanto il cuore chiede e vuole.