Fortunata Loffredo, aveva appena sei anni quando, quel 24 giugno di due anni fa, precipitò dall’ottavo piano di una palazzina a Caivano. Quando Federica Sciarellipropose il caso nella trasmissione di “Chi l’ha Visto” si capì che quella vicenda era avvolta da ombre e che la bambina non avrebbe mai potuto buttarsi da sola dall’ottavo piano. Per chi non lo sapesse la piccola Chicca, così veniva chiamata, abitava nel complesso Parco Verde di Caivano. La famiglia di Fortunata occupava un appartamento dello stabile e la piccola trascorreva le sue giornate a giocare con un’amichetta che abitava al piano di sotto e non avrebbe mai pensato che un adulto si potesse trasformare in un orco capace di sporcare la sua infanzia, i suoi giochi ,la sua spensieratezza.

L'omicidio

Due anni trascorsi a cercare indizi a capire cosa fosse successo senza che la benché minima verità saltasse fuori. Seppure ci fossero sospetti sul convivente della madre dell’amichetta del cuore di Chicca, Doriana, gli adulti hanno taciuto, si sono chiusi nella loro gabbia di omertà lasciando che il mostro continuasse a vivere tranquillo e come il minotauro a nutrirsi delle piccole vittime che violentava. A parlare e fare luce sulla morte della piccola Fortunata sono stati i bambini allontanati dalle grinfie della madre di Doriana e del convivente della donna, che in una struttura protetta hanno cominciato a parlare. Chicca è morta perché quel giorno si era ribellata all’ennesimo tentativo di violenza che il suo persecutore voleva compiere su quell’esile corpicino e di conseguenza, con brutalità, l’uomo l’ha lanciata dall’ottavo piano dove era stata fatta salire con uno strategemma.

Storie di ordinaria barbarie, di un degrado umano difficile da immaginare, tantomeno comprendere. Per Raimondo Caputo, autore del misfatto, si sono finalmente aperte le porte del carcere. Una compagnia la sua non gradita dai compagni di cella al terzo piano del padiglione “Roma” del carcere di Poggioreale. Certi comportamenti non sono ammissibili nemmeno dal delinquente più incallito, poiché i bambini non vanno toccati e se si approfitta della loro ingenuità, stritolandoli come un fiore a cui spezzi il gambo, la storia diventa inaccettabile.

Chicca riceverà giustizia, non certo perché i grandi hanno parlato ma grazie ad una sua amica, privata anch’essa non solo dell’amicizia di quella bambina ma anche dei suoi sogni, della voglia di vivere in mondi di fiaba, non certo di trovarsi difronte ad orchi che ti spogliano di quello che hai, persino delle illusioni necessarie per crescere, fino a quando si varca la porta del mondo degli adulti.

Nel Vangelo di Matteo, Gesù dice: “Chi scandalizza anche solo uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata d’asino e fosse gettato negli abissi del mare”. Chicca era un angelo. Gli angeli non si toccano. Si amano. Guai a chi li sporca! Stiamo perdendo noi stessi. Qual è il filo che separa un essere umano da un mostro? Forse dovremmo essere in grado di capirlo il prima possibile e tutelare i bambini che non hanno nessuna colpa e non c’entrano con le perversioni di chi impropriamente viene chiamato uomo.