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Il lungo e tormentato processo di pace, ancora ben lontano da raggiungere una vera concretezza in Siria, ha sempre corso il rischio di trasformarsi in una sorta di referendum "pro e contro Bashar al-Assad". Resta il leader di un regime e come tale non ha la coscienza di bucato steso al sole. La rivoluzione che gli è stata mossa entro i suoi confini non ha sicuramente una spinta "romantica" [VIDEO] ma è stata probabilmente voluta da forze politiche straniere che avevano ed hanno interessi nella sua caduta.

Il caso ha voluto che le mire espansionistiche dello Stato Islamico che hanno riguardato anche la Siria lo rendessero "utile" nella guerra al nemico pubblico numero uno. Ma una corrente di pensiero tutta al femminile, un gruppo di attiviste siriane ricevute qualche giorno fa al ministero degli esteri italiano, non ha il minimo dubbio.

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"Assad è soltanto un dittatore sanguinario".

'Violenze, stupri e torture'

A puntare il dito contro il presidente siriano sono Samira Almasal, giornalista ed ex caporedattore del quotidiano filogovernativo "Tichrine", Basma Kodmani, direttrice del Centro Arabo per le riforme politiche, Alise Moufarej, attivista di sinistra, Southeir Attassi, componente del comitato per i negoziati di pace dei ribelli siriani, e Hind Kabawat, direttrice del centro interreligioso per la pace. Sono cristiane, druse, sunnite, con idee diverse e differenti competenze professionali ma unite dalla ferma opposizione all'attuale governo. Tra le accuse più gravi, quella di migliaia di persone arrestate e torturate in carcere. Alise Moufarej, attivista drusa, ha raccontato di essere stata arrestata due volte, stuprata e torturata.

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"Assad - ha detto - deve essere processato per crimini contro l'umanità". Le attiviste siriane hanno definito "assolutamente falso il ruolo che si vuole dare ad Assad di difensore della cristianità [VIDEO], è un dittatore che ha ucciso la maggioranza del suo popolo" ed inoltre avrebbe usato "la fame come arma per prendere le zone sotto assedio, bloccando gli aiuti umanitari". Tutte sono concordi a sottolineare come "in Siria non può esserci futuro con Assad al potere".