Fino a che punto la politica può influire su una manifestazione sportiva di rilevanza mondiale? La risposta ci viene data dalla stessa storia dello sport, del calcio nella circostanza, quando alcuni incresciosi episodi favorirono la conquista del primo titolo mondiale vinto dall'Argentina al termine dell'edizione 1978 della Coppa del Mondo giocata nel Paese sudamericano. L'Albiceleste guidata in panchina da Luis Cesar Menotti doveva vincere a tutti i costi, secondo quanto decretato dalla giunta Videla e, nel corso della manifestazione, furono parecchi gli episodi poco chiari che ne favorirono la corsa. Uno su tutti accadde in quel di Rosario nell'ormai celebre match contro il Perù, una delle pagine più vergognose della storia del calcio.

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La 'marmelada' peruviana

Arbitraggi poco nitidi nel primo turno, in occasione delle gare vinte dagli argentini contro Francia ed Ungheria. Unica sconfitta quella contro l'Italia, a Buenos Aires, ininfluente ai fini del passaggio del turno. Fino a quel punto comunque nulla di clamoroso. La formula dei mondiali argentini prevedeva poi al secondo turno due gironi di quattro squadre le cui vincenti avrebbero avuto accesso diretto alla finalissima per il titolo.

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Avversarie dell'Argentina erano il Brasile, la Polonia ed il Perù. Gli argentini sconfissero i polacchi ed i brasiliani fecero lo stesso con i peruviani, lo scontro diretto tra le due potenze calcistiche sudamericane si concluse poi a reti bianche. Nell'ultima giornata Brasile-Polonia ed Argentina-Perù si sarebbero dovute giocare in contemporanea ma l'organizzazione pilotata dal regime spostò l'orario del match dei padroni di casa, sotto gli occhi impotenti della FIFA, in modo da conoscere già il risultato dei rivali.

Il Brasile vinse 3-1, un punteggio che in base al computo delle altre gare obbligava gli argentini a battere il Perù con almeno quattro gol di scarto per andare in finale. Cosa non semplice sulla carta, alla luce di un avversario di buon livello che tra i pali annoverava Ramon Quiroga, argentino di Rosario naturalizzato peruviano, fino a quel punto il miglior portiere del torneo. L'Argentina vinse addirittura 6-0 contro un Perù svogliato e rinunciatario, complici soprattutto gli incredibili errori di Quiroga.

Il sospetto di una "marmelada", così venne chiamata, fu subito evidente. L'Argentina andò in finale, superò 3-1 l'Olanda dopo i tempi supplementari e si laureò campione del mondo. La festa fu grande in tutto il Paese e nascose al mondo la feroce repressione del regime, proseguita senza sosta anche nel corso del torneo. Tragico scherzo del destino, lo stadio "Monumental" dove Daniel Passarella sollevò la Coppa del Mondo che gli venne consegnata dalle mani di Videla in persona, era a poche centinaia di metri dall'Esma, la scuola meccanica dell'esercito adibita a prigione militare dove vennero torturate ed uccise migliaia di persone.

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